FIDEST

Agenzia giornalistica

N°208 anno 20°

8 agosto  2008

 

 


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           Ultimo aggiornamento: 8/8/2008

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LE PROPOSTE

 turistiche

(nella seconda pagina di arte/spettacolo)

Viaggi che passione. Le proposte turistiche

 

 

    • CODE10/1366 (8/8) (fidest) Non solo l’abuso costante di alcol, ma anche un ‘abuso saltuario’, può determinare seri problemi di salute. La diffusione dell’alcol tra i teenager suscita allarme tra gli esperti: nei fine settimana o durante l’‘happy hour’ spesso si ubriacano senza pensare alle conseguenze. “L’alcol viene utilizzato per migliorare la comunicazione interpersonale - spiega Nicola Caporaso, professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. - Se bere alcolici è utilizzato per superare difficoltà relazionali diventa un bere problematico e si ricorrerà all’alcol ogni volta che si avranno difficoltà: in pratica è dipendenza. L’analisi dell’ISS dice che 3 ragazzi su 4 tra 16 e 25 anni bevono alcolici e se si abbassa l’età a 15 anni, un anno in meno del limite di legge per poterli acquistare, i dati non cambiano: beve il 67%. Il problema, oltre che sociale, è anche medico: negli adolescenti l’alcol viene metabolizzato con maggiore difficoltà e i danni al fegato ed al sistema nervoso sono maggiori che negli adulti. Così si facilita l’insorgenza di malattie del fegato, come la steatosi (o fegato grasso) e la steatoepatite che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in cirrosi ed epatocarcinoma.” Solo a 18-20 anni si sviluppa maggiore capacità di metabolizzare l’alcol: perciò, come ricorda l’Oms, fino ai 20 anni non bisognerebbe bere più di un bicchiere di vino al giorno. “I giovani però non si accontentano di vino o birra, preferiscono i drink a base di superalcolici, ma devono capire che il loro è un errore gravissimo che può preludere alla dipendenza. Superare la soglia indicata dall’Oms - chiarisce il professor Caporaso - aumenta la probabilità di contrarre un danno epatico indipendentemente dalle bevande che si assumono, siano esse vino, birra o superalcolici. I dati sono preoccupanti: il 7% dei giovani fa abuso di alcol almeno una volta la settimana e il primo approccio alle bevande alcoliche si è abbassato a 10-11 anni. È importante anche non sottovalutare altri elementi come lo stile di vita nel suo complesso (abitudini alimentari, attività fisica, ecc.) e le modalità con cui ci si avvicina all’alcol. Bevute, quotidiane e lontane dai pasti, fumo e malnutrizione sono fattori altrettanto importanti nel determinismo del danno epatico.” Studi recenti dimostrano che l’abuso di alcol, sotto ogni forma, crea più problemi dell’epatite da virus HCV confermandosi, sia al Nord che al Sud Italia, il principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie epatiche, quali la steatosi alcolica o ‘fegato grasso’, una condizione molto diffusa in Italia - finora ritenuta benigna - ma che gli esperti considerano oggi come l’anticamera di problemi più seri. “É stato accertato - continua Nicola Caporaso - che un consumo superiore agli ottanta grammi al giorno, per dieci anni, aumenta di cinque volte il rischio di cancro del fegato. Un ruolo lo svolgono anche il sesso maschile e l’età: l’attività dell’alcol-deidrogenasi, infatti, risulta significativamente ridotta nelle donne giovani ed in quelle con più di sessant’anni. Negli uomini, invece, è del cinquanta per cento in meno nella fascia che va dai sessanta agli ottant’anni. “Ma - afferma ancora il professor Caporaso - occorre tener conto, per determinare l’induzione e la progressione del danno epatico correlato all’alcol, anche dell’assetto genetico del soggetto. Esistono geni che regolano la sintesi degli enzimi deputati alla neutralizzazione dei metabolici tossici dell’alcol e dei cosiddetti mediatori del danno quali, ad esempio, le citochine”. Cosa fare allora? Smettere di bere resta l’arma principale. Lo dicono i dati epidemiologici: la sopravvivenza a cinque anni delle persone affette da cirrosi è del 90%, ma scende al 70% se il paziente continua ad assumere alcol e, addirittura, al 30% se quello stesso soggetto è scompensato. Al momento non esistono farmaci che hanno la capacità di far regredire questa patologia ma sono disponibili sostanze antiossidanti (silibina, estratta dal cardo mariano, vitamina E) che hanno la proprietà di contrastare l’azione dei radicali liberi che rappresentano i vettori del danno epatico da parte dell’alcol. Queste sostanze potrebbero contribuire all’approccio terapeutico non solo nelle forme legate all’abuso di alcol ma anche al danno da farmaci, da tossici ambientali, ecc.

    • CODE10/1367 (8/8) (fidest) Non passa settimana che l'occhio attento del Tribunale del Malato non metta in evidenza il problema delle liste di attesa, sia a livello nazionale (basta leggere due pagine dedicate oggi dal Corriere della Sera) sia a livello locale.Le strutture sanitarie che fanno riferimento all'Azienda sanitaria locale di Chieti non sono esenti da critiche. I ritardi ci sono. Qual è la soluzione?1)     C'è un problema di programmazione, realmente possibile solo con un sistema informatico a regime sul quale questa Azienda sta lavorando con grande convinzione, dopo l'inerzia del passato. Con un flusso di dati costante, grazie a un sistema informatizzato, avremo la possibilità di analizzare in tempo reale le criticità e assumere tempestive decisioni operative. I ritardi nei finanziamenti in conto capitale ne stanno condizionando il completamento.2)     Vi è una carenza estrema di personale, in particolare infermieristico, che condiziona l'attività degli ambulatori.3)     Il tetto di spesa sul personale, dettato dal Piano di risanamento concordato tra Regione Abruzzo e Governo nazionale, è un limite insuperabile che impedisce di rinnovare i contratti in scadenza a tempo determinato nonché di procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato, riduce le ore di straordinario e, quindi, l'operatività che in alcuni settori dovrebbe essere di 24 ore su 24, cosa impossibile in queste condizioni.4)     Chieti è punto di riferimento regionale, ma le risorse sono tarate sulla consistenza del proprio bacino di utenza. Cosa dovremmo fare? Limitare le prestazioni sanitarie solo ai residenti? I tempi di attesa in questo caso per i nostri cittadini sarebbero ben diversi. 5)     I danni del passato sono evidenti: riportare equilibrio e uniformità nelle unità operative con queste regole e leggi che ci governano dipende esclusivamente dal turn-over del personale. 6)     Occorrono, quindi, tempi lunghi e comportamenti corretti da parte degli utenti e degli stessi operatori, dal momento che anche il sistema ha le sue pecche. E' mai possibile, nel 2008, che ogni variazione organizzativa porti a un conflitto legale? Spostarsi di un piano, a volte, provoca vere e proprie sceneggiate. Una buona logistica e l'utilizzo corretto del personale sono fattori sconosciuti in un sistema che deve, invece, vivere di organizzazione. 7)     Le azioni di razionalizzazione previste dal piano di risanamento non sono state evidentemente sufficienti a liberare risorse in quantità utile per una vita gestionale più serena e sicura. La morale qual è? Qual è, dunque, la soluzione? Sono necessari un'informazione puntuale del cittadino e la formazione costante degli operatori. Soprattutto, serve un cambiamento culturale di un sistema che resiste e non vuole modificare le sue abitudini. La speranza è legata alla generosità dell'intero sistema, a tanto tanto lavoro per migliorare l'assetto organizzativo e all'auto-mutuo aiuto tra cittadini, medici di medicina generale e operatori tutti della Sanità.

    • CODE10/1368 (8/8) (fidest) Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il Radon è la causa principale del tumore polmonare, dopo il fumo. Esiste solo una normativa per gli edifici pubblici.  Il componente del Dipartimento Tematico Tutela del Consumatore, Giovanni D’AGATA. chiede a Governo e Regioni un intervento in materia per gli edifici privati e più controlli per quelli pubblici.   Pare ormai, che da anni, l’opinione pubblica italiana abbia dimenticato gli effetti distruttivi per la salute umana del radon. Come è noto, infatti, il radon è un gas radioattivo naturale inodore e incolore prodotto dal decadimento radioattivo dell’uranio presente nel terreno e che poi si diffonde nell’aria presente nel sottosuolo che è in costante scambio con l’aria dell’atmosfera. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha stimato che, dopo il fumo, il radon è la causa principale del tumore polmonare. In ambienti aperti la concentrazione del gas non raggiunge quasi mai livelli pericolosi, mentre nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole, ambienti di lavoro, ecc.) può raggiungere concentrazioni elevate potenzialmente dannose per la salute.  Alcune statistiche circa le morti connesse al radon, parlano di cifre impressionanti e secondo talune sarebbe la causa diretta per oltre 20.000 decessi nella sola Unione Europea ogni anno ed oltre 3.000 in Italia. E’ noto da tempo che interventi di risanamento, possano ridurre notevolmente l’impatto della presenza di tale gas all’interno degli edifici. Lo stesso dicasi, per le strutture di nuova costruzione, per le quali si stanno diffondendo tecniche che, in linea di principio, si basano sulla ventilazione ed aspirazione naturale o forzata dell’aria del suolo e sono diversificate in funzione della tipologia costruttiva e delle caratteristiche geologiche del terreno, consentendo una riduzione pressoché totale della concentrazioni di radon. In Italia non c'è ancora una normativa per quanto riguarda il limite massimo di concentrazione di radon all'interno delle abitazioni private. Si può fare riferimento ai valori raccomandati dalla Comunità Europea di 200 Bq/m3 per le nuove abitazioni e 400 Bq/m3 per quelle già esistenti.  Una normativa invece esiste per gli ambienti di lavoro (Decreto legislativo n° 241, del 26/05/2000) che fissa un livello di riferimento di 500 Bq/m3. E’ necessario, secondo il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, anche per ridurre i costi sociali connessi all’aumento delle neoplasie polmonari ed in considerazione delle molteplici concause, tra queste centrali ad idrocarburi o a carbone, centri industriali altamente inquinanti, nascita di nuovi termovalorizzatori, che Governo e Regioni, ciascuno nell’ambito di propria competenza, intervengano immediatamente a sanare questo vuoto normativo al fine di favorire interventi di risanamento dei vecchi edifici statuendo nuovi obblighi per quelli di nuova costruzione, nonché più controlli e verifiche del rispetto della normativa esistente, su quelli pubblici.

    • CODE10/1369 (8/8) (fidest) Firmato l'Accordo per il contratto dei dirigenti medici e veterinari del SSN  In merito alla firma odierna dell'Accordo per il contratto dei 120.000 dirigenti medici e veterinari del SSN, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al primo biennio economico 2006-2007, il Ministro del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Esprimo soddisfazione per la conclusione di un contratto da tempo scaduto. Confido che siano venute meno molte delle ragioni dell'annunciato sciopero della dirigenza medica. Confermo la disponibilità a un tavolo permanente dedicato alla soluzione dei problemi aperti con l'intento di promuovere la migliore rivalutazione della professionalità centrale nell'offerta dei servizi socio-sanitari".

    • CODE10/1370 (8/8) (fidest) Ripristino utilizzo dei richiami vivi nelle cacce tradizionali  Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato oggi l'Ordinanza che ripristina la possibilità di utilizzo dei richiami vivi nell'ambito delle cacce tradizionali alle specie migratorie, in particolare alle specie acquatiche. Il ripristino dell'uso dei richiami vivi è motivato dal fatto che oggi il rischio della diffusione dell'influenza aviaria, che ne aveva determinato il divieto di utilizzo, è ritenuto irrilevante. Il patrimonio di tradizione venatoria è ricco in tutta l'Italia e in particolare lungo il bacino del Po e in tutta la pianura padana fino al Delta e nelle zone vallive distribuite sui fiumi che ne caratterizzano il bacino idrografico. Basti pensare per esempio al Ticino, all'Adda, al Mincio, al Po, all'Adige. Il Sottosegretario Martini ha dichiarato: "Ritengo molto importante per il mondo venatorio la firma di un'ordinanza che va proprio nella direzione della tutela di tradizioni che hanno fatto parte dell'identità della nostra terra. Chiaramente la firma di questo provvedimento avviene in un momento in cui sono venute praticamente a decadere le motivazioni per le quali era stato precedentemente vietato l'uso dei richiami vivi".

    • CODE10/1371 (8/8) (fidest) Project Management - gestire progetti in sanità e nel sociale Si è tenuta presso  la sede di Lungotevere Ripa 1 del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali la presentazione del libro: "Project Management - gestire progetti in sanità e nel sociale", pubblicazione che sarà messa a disposizione gratuitamente ai servizi socio-sanitari in formato elettronico (CD), oltreché essere disponibile e scaricabile anche dal sito www.dronet.org. Si tratta di una pubblicazione no-profit, realizzata dalla Ulss 20 di Verona - Regione Veneto - in collaborazione con alcuni docenti della Scuola di Direzione Aziendale dell'Università Bocconi di Milano e di altri importanti enti di ricerca nazionali e internazionali, quali il Project Management Institute - Northern Italy Charter. Nel libro sono presenti contributi che trattano tutte le tematiche del Project Management quale sistema di gestione dei progetti aziendali e dei modelli di apprendimento. Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto e ha dichiarato: "Responsabilizzare su obiettivi specifici tutti gli operatori che lavorano in ambito sanitario pubblico e privato è divenuta ormai una esigenza insostituibile. La responsabilizzazione del personale e la comprensione dell'importanza del proprio lavoro nell'organizzazione dovrebbero creare input per aumentare la propria motivazione. Questo manuale intende contribuire a formare gli operatori sociosanitari ed incentivarli a far proprie queste metodologie che, se approcciate in modo corretto, daranno senza dubbio risultati positivi".

    • CODE10/1372 (8/8) (fidest) Le alterazioni neuronali provocate dall’uso di marijuana aumenterebbero il rischio di schizofrenia. Secondo lo studio pubblicato su Archives of General Psychiatry, coordinato da Stephen Eggan dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania, i soggetti affetti da schizofrenia sono caratterizzati da una ridotta trasmissione neuronale dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) nella corteccia prefrontale dorsolaterale. Obiettivo dell’indagine è quello di determinare la relazione possibile fra il segnale ai recettori CB1R e l’alterazione della neurotrasmissione gabaergica in soggetti schizofrenici, valutando l'RNA messaggero del CB1R e l'espressione proteica nella corteccia prefrontale dorsolaterale. Il recettore cannabinoide CBR1 è ampiamente espresso nella corteccia prefrontale dorsolaterale, è contenuto nei terminali assonici di una subpopolazione di neuroni gabaergici con target perisomatico e, quando attivato sopprime il rilascio di GABA. L’attivazione del CB1R indebolisce i neurotrasmettitori gabaergici, essenziali per i processi cognitivi fondamentali quali la memoria di lavoro. L’uso di marijuana da parte di soggetti affetti da schizofrenia peggiorerebbe questo deficit. I ricercatori, analizzando campioni istologici di tessuto cerebrale ottenuti tramite autopsia, hanno riscontrato che nei soggetti affetti da schizofrenia, i livelli di mRNA del recettore CB1R risultano significativamente ridotti del 14,8% rispetto ai soggetti normali. Allo stesso modo, anche i livelli del CB1R, analizzati con tecniche di immunocitochimica e radioimmunocitochimica risultano significativamente ridotti, rispettivamente del 13,9% e dell’11,6%. I risultati dell’indagine suggeriscono che ridotti livelli di mRNA e di CB1R in presenza di schizofrenia, rappresentino un meccanismo compensativo per ovviare alla ridotta trasmissione gabaergica. (Staff Dronet)

    • CODE10/1373 (8/8) (fidest) L’esposizione in utero al fumo, durante la gravidanza, sarebbe associata a disturbi da comportamento dirompente che il bambino esprimerebbe sin dall’infanzia, in età scolare e durante l’adolescenza. L’indagine promossa dal National Institute on Drug Abuse (NIDA) e coordinata da Lauren Wakschlag dell’Università dell’Illinois di Chicago, ha esaminato la relazione tra esposizione al fumo e la manifestazione di disturbi del comportamento in diverse fasce d’età. Per esaminare la manifestazione di questo fenomeno nella primissima infanzia, il Dr Wakschlag ha reclutato 96 donne sottoponendole durante la gravidanza a degli esami clinici e di laboratorio (analisi urine) al fine di stimare l’esposizione fetale al fumo, e osservando i neonati (ogni sei mesi) fino al compimento dei 2 anni. I risultati hanno evidenziato che i neonati di madri fumatrici (47%) mostravano un crescente comportamento dirompente dai 12 ai 24 mesi, rispetto ai neonati che non erano stati esposti al fumo. I bambini di 24 mesi esposti al fumo avevano una probabilità 11 volte maggiore di presentare disturbi del comportamento. L’analisi dei disturbi del comportamento in età scolare è stata condotta esaminando i dati di uno studio di coorte del Pittsburgh Youth Study, che riguardano 448 bambini (maschi) di 7 anni. Tra questi, 166 bambini erano stati esposti al fumo di sigaretta durante la gravidanza e avevano manifestato un disturbo oppositivo provocatorio (ODD), con una percentuale più che doppia rispetto agli altri bambini. Il Disturbo Oppositivo Provocatorio, caratterizzato da una modalità di comportamento negativistica, ostile, e provocatoria che dura da almeno sei mesi, è spesso considerato un precursore evolutivo del Disturbo della Condotta.  Secondo i ricercatori, i risultati delle indagini dimostrerebbero l’esistenza di un continuum tra l’esposizione prenatale al fumo di sigaretta e i disturbi da comportamento dirompente manifestati sin dall’infanzia. Staff Dronet

    • CODE10/1374 (8/8) (fidest) Iniziare a fumare in età precoce espone gli individui ad un maggiore rischio di dipendenza da nicotina a lungo termine. L’associazione tra varianti geniche dei recettori nicotinici per l’acetilcolina (nAChR) e la dipendenza da nicotina, accertata tra i fumatori adulti, sarebbe ancora più forte in coloro che hanno iniziato a fumare durante l’adolescenza.
      Lo studio, pubblicato su Plos Genetics di luglio, e coordinato da Weiss dell’Università dello Utah di Salt Lake City e dai ricercatori dell’Università del Winsconsin di Madison, ha coinvolto tre diversi gruppi di fumatori cronici adottando un approccio “gene-candidato” per l’analisi delle subunità proteiche nAChR.  Nel complesso sono stati esaminati 2.827 fumatori cronici, riscontrando tra coloro che avevano iniziato a fumare prima dei 16 anni, una comune sensibilità e aplotipi di protezione al CHRNA5-A3-B4 associati alla gravità della dipendenza da nicotina. Tra i fumatori precoci è stato, inoltre, individuato un cambiamento sostanziale della sensibilità rispetto ai diplotipi di protezione, cambiamento genetico che, invece, non è stato osservato nei soggetti che avevano iniziato a fumare dopo i 16 anni.  I ricercatori sostengono che questi risultati dimostrano un forte legame tra esposizione precoce alla nicotina, aplotipi CHRNA5-A3-B4 e gravità della dipendenza. L’identificazione di questa suscettibilità in età precoce, rafforza l'importanza degli interventi di prevenzione dal tabacco rivolti all’intera popolazione.  (Staff Dronet)

    • CODE10/1375 (8/8) (fidest) Nessun caso contenitori in plastica pericolosi "In Italia, a oggi, non ci è pervenuta alcuna segnalazione di non congruità dei contenitori per alimenti in polivinilcloruro". Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi risponde così all'interrogazione a risposta immediata, al Question time alla Camera, di Domenico Scilipoti dell'Italia dei valori sui pericoli per la salute derivanti dall'uso di contenitori per alimenti in plastica. "In un quadro di doverosa tutela consumatori - replica Sacconi al parlamentare dell'opposizione - ricordiamo che i materiali plastici sono da anni disciplinati in modo rigoroso, sia in Italia che nell'Unione europea, con disposizioni di carattere generale e specifiche per i contenitori di alimenti. Materiali e oggetti - prosegue Sacconi - devono essere sempre accompagnati da dichiarazioni di conformità. E anche l'uso del cloruro di polivinile è strettamente regolamentato". Da qui l'assicurazione sull'assenza di segnalazioni di pericoli per la salute. "Stessi controlli - continua il ministro - si applicano sugli additivi alimentari, che devono essere esplicitamente autorizzati a livello Ue e autorizzati dall'Efsa (l'autorità per la sicurezza alimentare dell'Unione). Il ministero - conclude Sacconi - attua infine la sua vigilanza con Regioni e Nas. E annualmente presenta una relazione di vigilanza e controllo sulle bevande".

    • CODE10/1376 (8/8) (fidest) In autunno nuove politiche sulla maternità Le nuove politiche del Governo per la famiglia e la maternità arriveranno in autunno. Lo annuncia il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, nel corso della conferenza sui primi mesi di governo della sanità e sulle iniziative future. "Attueremo il prossimo autunno - dice - un nuovo coordinamento delle forze di Governo sulla maternità. Dando così ulteriore senso al nuovo ministero unitario del Welfare che raggruppa le competenze sul lavoro, la salute e le politiche sociali". Nell'anticipare i propri impegni, Roccella sottolinea come "negli ultimi decenni in Italia il desiderio di maternità sia rimasto inalterato, ma la natalità è oggi a picco. Ci sono - rileva - ostacoli di vario genere, e noi vogliamo metterli a fuoco. Da qui il mio impegno non solo per le politiche della famiglia, ma della maternità nello specifico, per accompagnarla fin dal suo inizio". Secondo il sottosegretario la questione-maternità è strettamente connessa con quella "della libertà stessa delle donne. Oltre che della sostenibilità economica del nostro modello sociale in chiave demografica e pensionistica. Per queste ragioni - conclude - vogliamo lavorare a un'integrazione sociosanitaria e a un nuovo progetto politico".

    • CODE10/1377 (8/8) (fidest) Lazio: reti sociali e stato di salute degli anziani (Centro Maderna)    Una ricerca condotta dall’Università Cattolica di Roma, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Medicina Sociale (oggi Istituto per gli Affari Sociali) ha analizzato la relazione tra le reti familiari e sociali delle persone anziane e il loro stato di salute nel Lazio.  La ricerca aveva come obiettivi:  - valutare le condizioni strutturali che influiscono sulla tipologia di rete sociale dell’anziano (fattori culturali, socioeconomici, collegati al processo di “modernizzazione”); - valutare l’impatto della rete sociale sugli outcomes di salute, e capire quali sono le caratteristiche strutturali della rete (ampiezza, prevalenza di familiari o amici, frequenza degli scambi…) che maggiormente si associano ad outcomes di salute positivi; - valutare il peso di altre variabili confondenti (l’età, il sesso, lo status socioeconomico…) sugli outcomes di salute; - valutare l’efficacia relativa di interventi pubblici in materia di supporto sociale, diretti (offrire supporto sociale a persone sole) ed indiretti (aiutare le persone a sviluppare e mantenere in forma la propria rete sociale tramite il volontariato ed i centri sociali).

    • CODE10/1378 (8/8) (fidest) Un nuovo goal realizzato nella partita della solidarietà da A.S.T.R.O. (Associazione per il Sostegno Terapeutico e Riabilitativo in Oncologia) che, nuovamente, si mette a disposizione per accrescere le opportunità di cura e assistenza dell’Asl 11.Risale a pochi giorni fa, infatti, la donazione di una guida ecografica per accessi vascolari all’unità operativa Anestesia e Terapia antalgica dell’azienda sanitaria empolese.La guida ecografica modello Mylab, marca Esaote, del valore di 10.920 euro, è uno strumento che serve alla localizzazione delle vene con un sistema ad ultrasuoni. Può essere utilizzato sui pazienti oncologici che necessitano di infusioni continue di farmaci per idratazione o alimentazione parenterale ma può essere anche impiegato nella terapia contro il dolore.L’uso degli ultrasuoni nella guida ecografica permette di ridurre le complicazioni nella ricerca dei vasi sanguigni principali consentendo, quindi, una maggiore sicurezza del paziente e il miglioramento della qualità dei servizi prestati.Questo ulteriore passo in avanti nell’assistenza ai malati non avrebbe potuto essere raggiunto senza gli assidui ed importanti contributi dei donatori di A.S.T.R.O. che solo negli ultimi tre mesi, da aprile a giugno, hanno versato oltre 9 mila euro a favore dell’associazione.Un ringraziamento particolare, inoltre, va a coloro che hanno partecipato all’attività di A.S.T.R.O. con importanti donazioni: Maria Pia Biancalani, Carla Ciulli, Mario Lari, Milvia Pampaloni e Angelita Rosselli nel mese di aprile hanno versato oltre 1.500 euro; Loriana Bandinelli, Gina Baronti, Daphne Estetica, la famiglia Favilli, Stefano Giuntini, Paola Golfari, Daniela Marzola, Osteria San Vivaldo di Montaione, i signori Pucci e Tamburini che hanno contribuito nel mese di maggio con oltre 2.900 euro; Associazione Mogli Medici Italiani sezione di Empoli, Cristina Cei, Cecilia Corti, Gianfranco Gelli, Edj Gherardini, Claudia Guazzini e Maria Grazia Mazzoni che fra giugno e luglio hanno contribuito con oltre 2.200 euro.


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