










![home page]()
Per
approfondimenti sulle notizie citate richiedere articolo o servizi
a:
fidest@gmail.com
**
ATTENZIONE
dai "Centri
Fidest"
l'informazione
riguarda:
scienze
biologia
medicina tecnologie
esoterismo
diritti
cittadini
I link che
segnaliamo:
http://www.viaggidoc.it/
*
LE
PROPOSTE
turistiche
(nella seconda pagina di
arte/spettacolo)
Viaggi che passione. Le proposte turistiche
|
|
-
CODE10/1366 (8/8) (fidest)
Non solo l’abuso costante di alcol, ma anche un
‘abuso saltuario’, può determinare seri problemi di salute. La
diffusione dell’alcol tra i teenager suscita allarme tra gli
esperti: nei fine settimana o durante l’‘happy hour’ spesso si
ubriacano senza pensare alle conseguenze. “L’alcol viene
utilizzato per migliorare la comunicazione interpersonale -
spiega Nicola Caporaso, professore ordinario di
Gastroenterologia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. - Se
bere alcolici è utilizzato per superare difficoltà relazionali
diventa un bere problematico e si ricorrerà all’alcol
ogni volta che si avranno difficoltà: in pratica è dipendenza.
L’analisi dell’ISS dice che 3 ragazzi su 4 tra 16 e 25 anni
bevono alcolici e se si abbassa l’età a 15 anni, un anno in meno
del limite di legge per poterli acquistare, i dati non cambiano:
beve il 67%. Il problema, oltre che sociale, è anche medico:
negli adolescenti l’alcol viene metabolizzato con maggiore
difficoltà e i danni al fegato ed al sistema nervoso sono
maggiori che negli adulti. Così si facilita l’insorgenza di
malattie del fegato, come la steatosi (o fegato grasso) e la
steatoepatite che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in
cirrosi ed epatocarcinoma.” Solo a 18-20 anni si sviluppa
maggiore capacità di metabolizzare l’alcol: perciò, come ricorda
l’Oms, fino ai 20 anni non bisognerebbe bere più di un bicchiere
di vino al giorno. “I giovani però non si accontentano di vino o
birra, preferiscono i drink a base di superalcolici, ma devono
capire che il loro è un errore gravissimo che può preludere alla
dipendenza. Superare la soglia indicata dall’Oms - chiarisce il
professor Caporaso - aumenta la probabilità di contrarre un
danno epatico indipendentemente dalle bevande che si assumono,
siano esse vino, birra o superalcolici. I dati sono
preoccupanti: il 7% dei giovani fa abuso di alcol almeno una
volta la settimana e il primo approccio alle bevande alcoliche
si è abbassato a 10-11 anni. È importante anche non
sottovalutare altri elementi come lo stile di vita nel suo
complesso (abitudini alimentari, attività fisica, ecc.) e le
modalità con cui ci si avvicina all’alcol. Bevute, quotidiane e
lontane dai pasti, fumo e malnutrizione sono fattori altrettanto
importanti nel determinismo del danno epatico.” Studi recenti
dimostrano che l’abuso di alcol, sotto ogni forma, crea più
problemi dell’epatite da virus HCV confermandosi, sia al Nord
che al Sud Italia, il principale fattore di rischio per
l’insorgenza di malattie epatiche, quali la steatosi alcolica o
‘fegato grasso’, una condizione molto diffusa in Italia - finora
ritenuta benigna - ma che gli esperti considerano oggi come
l’anticamera di problemi più seri. “É stato accertato - continua
Nicola Caporaso - che un consumo superiore agli ottanta grammi
al giorno, per dieci anni, aumenta di cinque volte il rischio di
cancro del fegato. Un ruolo lo svolgono anche il sesso maschile
e l’età: l’attività dell’alcol-deidrogenasi, infatti, risulta
significativamente ridotta nelle donne giovani ed in quelle con
più di sessant’anni. Negli uomini, invece, è del cinquanta per
cento in meno nella fascia che va dai sessanta agli ottant’anni.
“Ma - afferma ancora il professor Caporaso - occorre tener
conto, per determinare l’induzione e la progressione del danno
epatico correlato all’alcol, anche dell’assetto genetico del
soggetto. Esistono geni che regolano la sintesi degli enzimi
deputati alla neutralizzazione dei metabolici tossici dell’alcol
e dei cosiddetti mediatori del danno quali, ad esempio, le
citochine”. Cosa fare allora? Smettere di bere resta l’arma
principale. Lo dicono i dati epidemiologici: la sopravvivenza a
cinque anni delle persone affette da cirrosi è del 90%, ma
scende al 70% se il paziente continua ad assumere alcol e,
addirittura, al 30% se quello stesso soggetto è scompensato. Al
momento non esistono farmaci che hanno la capacità di far
regredire questa patologia ma sono disponibili sostanze
antiossidanti (silibina, estratta dal cardo mariano, vitamina E)
che hanno la proprietà di contrastare l’azione dei radicali
liberi che rappresentano i vettori del danno epatico da parte
dell’alcol. Queste sostanze potrebbero contribuire all’approccio
terapeutico non solo nelle forme legate all’abuso di alcol ma
anche al danno da farmaci, da tossici ambientali, ecc.
-
CODE10/1367 (8/8) (fidest)
Non passa settimana che l'occhio attento del Tribunale del
Malato non metta in evidenza il problema delle liste di attesa,
sia a livello nazionale (basta leggere due pagine dedicate oggi
dal Corriere della Sera) sia a livello locale.Le strutture
sanitarie che fanno riferimento all'Azienda sanitaria locale di
Chieti non sono esenti da critiche. I ritardi ci sono. Qual è la
soluzione?1) C'è un problema di programmazione, realmente
possibile solo con un sistema informatico a regime sul quale
questa Azienda sta lavorando con grande convinzione, dopo
l'inerzia del passato. Con un flusso di dati costante, grazie a
un sistema informatizzato, avremo la possibilità di analizzare
in tempo reale le criticità e assumere tempestive decisioni
operative. I ritardi nei finanziamenti in conto capitale ne
stanno condizionando il completamento.2) Vi è una carenza
estrema di personale, in particolare infermieristico, che
condiziona l'attività degli ambulatori.3) Il tetto di spesa
sul personale, dettato dal Piano di risanamento concordato tra
Regione Abruzzo e Governo nazionale, è un limite insuperabile
che impedisce di rinnovare i contratti in scadenza a tempo
determinato nonché di procedere a nuove assunzioni a tempo
indeterminato, riduce le ore di straordinario e, quindi,
l'operatività che in alcuni settori dovrebbe essere di 24 ore su
24, cosa impossibile in queste condizioni.4) Chieti è punto
di riferimento regionale, ma le risorse sono tarate sulla
consistenza del proprio bacino di utenza. Cosa dovremmo fare?
Limitare le prestazioni sanitarie solo ai residenti? I tempi di
attesa in questo caso per i nostri cittadini sarebbero ben
diversi. 5) I danni del passato sono evidenti: riportare
equilibrio e uniformità nelle unità operative con queste regole
e leggi che ci governano dipende esclusivamente dal turn-over
del personale. 6) Occorrono, quindi, tempi lunghi e
comportamenti corretti da parte degli utenti e degli stessi
operatori, dal momento che anche il sistema ha le sue pecche. E'
mai possibile, nel 2008, che ogni variazione organizzativa porti
a un conflitto legale? Spostarsi di un piano, a volte, provoca
vere e proprie sceneggiate. Una buona logistica e l'utilizzo
corretto del personale sono fattori sconosciuti in un sistema
che deve, invece, vivere di organizzazione. 7) Le azioni di
razionalizzazione previste dal piano di risanamento non sono
state evidentemente sufficienti a liberare risorse in quantità
utile per una vita gestionale più serena e sicura. La morale
qual è? Qual è, dunque, la soluzione? Sono necessari
un'informazione puntuale del cittadino e la formazione costante
degli operatori. Soprattutto, serve un cambiamento culturale di
un sistema che resiste e non vuole modificare le sue abitudini.
La speranza è legata alla generosità dell'intero sistema, a
tanto tanto lavoro per migliorare l'assetto organizzativo e
all'auto-mutuo aiuto tra cittadini, medici di medicina generale
e operatori tutti della Sanità.
-
CODE10/1368 (8/8) (fidest)
Secondo l’OMS (Organizzazione
Mondiale della Sanità) il Radon è la causa principale del tumore
polmonare, dopo il fumo. Esiste solo una normativa per gli
edifici pubblici. Il componente del Dipartimento Tematico
Tutela del Consumatore, Giovanni D’AGATA. chiede a Governo e
Regioni un intervento in materia per gli edifici privati e più
controlli per quelli pubblici. Pare ormai, che da anni,
l’opinione pubblica italiana abbia dimenticato gli effetti
distruttivi per la salute umana del radon. Come è noto, infatti,
il radon è un gas radioattivo naturale inodore e incolore
prodotto dal decadimento radioattivo dell’uranio presente nel
terreno e che poi si diffonde nell’aria presente nel sottosuolo
che è in costante scambio con l’aria dell’atmosfera.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha stimato che,
dopo il fumo, il radon è la causa principale del tumore
polmonare. In ambienti aperti la concentrazione del gas non
raggiunge quasi mai livelli pericolosi, mentre nei luoghi chiusi
(abitazioni, scuole, ambienti di lavoro, ecc.) può raggiungere
concentrazioni elevate potenzialmente dannose per la salute.
Alcune statistiche circa le morti connesse al radon, parlano di
cifre impressionanti e secondo talune sarebbe la causa diretta
per oltre 20.000 decessi nella sola Unione Europea ogni anno ed
oltre 3.000 in Italia. E’ noto da tempo che interventi di
risanamento, possano ridurre notevolmente l’impatto della
presenza di tale gas all’interno degli edifici. Lo stesso
dicasi, per le strutture di nuova costruzione, per le quali si
stanno diffondendo tecniche che, in linea di principio, si
basano sulla ventilazione ed aspirazione naturale o forzata
dell’aria del suolo e sono diversificate in funzione della
tipologia costruttiva e delle caratteristiche geologiche del
terreno, consentendo una riduzione pressoché totale della
concentrazioni di radon. In Italia non c'è ancora una normativa
per quanto riguarda il limite massimo di concentrazione di radon
all'interno delle abitazioni private. Si può fare riferimento ai
valori raccomandati dalla Comunità Europea di 200 Bq/m3 per le
nuove abitazioni e 400 Bq/m3 per quelle già esistenti. Una
normativa invece esiste per gli ambienti di lavoro (Decreto
legislativo n° 241, del 26/05/2000) che fissa un livello di
riferimento di 500 Bq/m3. E’ necessario, secondo il Componente
del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di
Italia dei Valori, anche per ridurre i costi sociali connessi
all’aumento delle neoplasie polmonari ed in considerazione delle
molteplici concause, tra queste centrali ad idrocarburi o a
carbone, centri industriali altamente inquinanti, nascita di
nuovi termovalorizzatori, che Governo e Regioni, ciascuno
nell’ambito di propria competenza, intervengano immediatamente a
sanare questo vuoto normativo al fine di favorire interventi di
risanamento dei vecchi edifici statuendo nuovi obblighi per
quelli di nuova costruzione, nonché più controlli e verifiche
del rispetto della normativa esistente, su quelli pubblici.
-
CODE10/1369 (8/8) (fidest) Firmato l'Accordo per il
contratto dei dirigenti medici e veterinari del SSN In merito
alla firma odierna dell'Accordo per il contratto dei 120.000
dirigenti medici e veterinari del SSN, relativo al quadriennio
normativo 2006-2009 e al primo biennio economico 2006-2007, il
Ministro del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali
Maurizio Sacconi ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Esprimo soddisfazione per la conclusione di un contratto da
tempo scaduto. Confido che siano venute meno molte delle ragioni
dell'annunciato sciopero della dirigenza medica. Confermo la
disponibilità a un tavolo permanente dedicato alla soluzione dei
problemi aperti con l'intento di promuovere la migliore
rivalutazione della professionalità centrale nell'offerta dei
servizi socio-sanitari".
-
CODE10/1370 (8/8) (fidest)
Ripristino utilizzo dei richiami
vivi nelle cacce tradizionali Il Sottosegretario alla
Salute Francesca Martini ha firmato oggi l'Ordinanza che
ripristina la possibilità di utilizzo dei richiami vivi
nell'ambito delle cacce tradizionali alle specie migratorie, in
particolare alle specie acquatiche. Il ripristino dell'uso dei
richiami vivi è motivato dal fatto che oggi il rischio della
diffusione dell'influenza aviaria, che ne aveva determinato il
divieto di utilizzo, è ritenuto irrilevante. Il patrimonio di
tradizione venatoria è ricco in tutta l'Italia e in particolare
lungo il bacino del Po e in tutta la pianura padana fino al
Delta e nelle zone vallive distribuite sui fiumi che ne
caratterizzano il bacino idrografico. Basti pensare per esempio
al Ticino, all'Adda, al Mincio, al Po, all'Adige. Il
Sottosegretario Martini ha dichiarato: "Ritengo molto importante
per il mondo venatorio la firma di un'ordinanza che va proprio
nella direzione della tutela di tradizioni che hanno fatto parte
dell'identità della nostra terra. Chiaramente la firma di questo
provvedimento avviene in un momento in cui sono venute
praticamente a decadere le motivazioni per le quali era stato
precedentemente vietato l'uso dei richiami vivi".
-
CODE10/1371 (8/8) (fidest) Project Management - gestire
progetti in sanità e nel sociale Si è tenuta presso la sede di
Lungotevere Ripa 1 del Ministero del Lavoro, della Salute e
delle Politiche Sociali la presentazione del libro: "Project
Management - gestire progetti in sanità e nel sociale",
pubblicazione che sarà messa a disposizione gratuitamente ai
servizi socio-sanitari in formato elettronico (CD), oltreché
essere disponibile e scaricabile anche dal sito
www.dronet.org. Si tratta di una pubblicazione no-profit,
realizzata dalla Ulss 20 di Verona - Regione Veneto - in
collaborazione con alcuni docenti della Scuola di Direzione
Aziendale dell'Università Bocconi di Milano e di altri
importanti enti di ricerca nazionali e internazionali, quali il
Project Management Institute - Northern Italy Charter. Nel libro
sono presenti contributi che trattano tutte le tematiche del
Project Management quale sistema di gestione dei progetti
aziendali e dei modelli di apprendimento. Il Sottosegretario
alla Salute Francesca Martini ha espresso apprezzamento per il
lavoro svolto e ha dichiarato: "Responsabilizzare su obiettivi
specifici tutti gli operatori che lavorano in ambito sanitario
pubblico e privato è divenuta ormai una esigenza insostituibile.
La responsabilizzazione del personale e la comprensione
dell'importanza del proprio lavoro nell'organizzazione
dovrebbero creare input per aumentare la propria motivazione.
Questo manuale intende contribuire a formare gli operatori
sociosanitari ed incentivarli a far proprie queste metodologie
che, se approcciate in modo corretto, daranno senza dubbio
risultati positivi".
-
CODE10/1372 (8/8) (fidest) Le alterazioni neuronali
provocate dall’uso di marijuana aumenterebbero il rischio di
schizofrenia. Secondo lo studio pubblicato su Archives of
General Psychiatry, coordinato da Stephen Eggan dell’Università
di Pittsburgh in Pennsylvania, i soggetti affetti da
schizofrenia sono caratterizzati da una ridotta trasmissione
neuronale dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA) nella corteccia
prefrontale dorsolaterale. Obiettivo dell’indagine è quello di
determinare la relazione possibile fra il segnale ai recettori
CB1R e l’alterazione della neurotrasmissione gabaergica in
soggetti schizofrenici, valutando l'RNA messaggero del CB1R e
l'espressione proteica nella corteccia prefrontale dorsolaterale.
Il recettore cannabinoide CBR1 è ampiamente espresso nella
corteccia prefrontale dorsolaterale, è contenuto nei terminali
assonici di una subpopolazione di neuroni gabaergici con target
perisomatico e, quando attivato sopprime il rilascio di GABA.
L’attivazione del CB1R indebolisce i neurotrasmettitori
gabaergici, essenziali per i processi cognitivi fondamentali
quali la memoria di lavoro. L’uso di marijuana da parte di
soggetti affetti da schizofrenia peggiorerebbe questo deficit. I
ricercatori, analizzando campioni istologici di tessuto
cerebrale ottenuti tramite autopsia, hanno riscontrato che nei
soggetti affetti da schizofrenia, i livelli di mRNA del
recettore CB1R risultano significativamente ridotti del 14,8%
rispetto ai soggetti normali. Allo stesso modo, anche i livelli
del CB1R, analizzati con tecniche di immunocitochimica e
radioimmunocitochimica risultano significativamente ridotti,
rispettivamente del 13,9% e dell’11,6%. I risultati
dell’indagine suggeriscono che ridotti livelli di mRNA e di CB1R
in presenza di schizofrenia, rappresentino un meccanismo
compensativo per ovviare alla ridotta trasmissione gabaergica. (Staff
Dronet)
-
CODE10/1373 (8/8) (fidest) L’esposizione in utero al fumo,
durante la gravidanza, sarebbe associata a disturbi da
comportamento dirompente che il bambino esprimerebbe sin
dall’infanzia, in età scolare e durante l’adolescenza.
L’indagine promossa dal National Institute on Drug Abuse (NIDA)
e coordinata da Lauren Wakschlag dell’Università dell’Illinois
di Chicago, ha esaminato la relazione tra esposizione al fumo e
la manifestazione di disturbi del comportamento in diverse fasce
d’età. Per esaminare la manifestazione di questo fenomeno nella
primissima infanzia, il Dr Wakschlag ha reclutato 96 donne
sottoponendole durante la gravidanza a degli esami clinici e di
laboratorio (analisi urine) al fine di stimare l’esposizione
fetale al fumo, e osservando i neonati (ogni sei mesi) fino al
compimento dei 2 anni. I risultati hanno evidenziato che i
neonati di madri fumatrici (47%) mostravano un crescente
comportamento dirompente dai 12 ai 24 mesi, rispetto ai neonati
che non erano stati esposti al fumo. I bambini di 24 mesi
esposti al fumo avevano una probabilità 11 volte maggiore di
presentare disturbi del comportamento. L’analisi dei disturbi
del comportamento in età scolare è stata condotta esaminando i
dati di uno studio di coorte del Pittsburgh Youth Study, che
riguardano 448 bambini (maschi) di 7 anni. Tra questi, 166
bambini erano stati esposti al fumo di sigaretta durante la
gravidanza e avevano manifestato un disturbo oppositivo
provocatorio (ODD), con una percentuale più che doppia rispetto
agli altri bambini. Il Disturbo Oppositivo Provocatorio,
caratterizzato da una modalità di comportamento negativistica,
ostile, e provocatoria che dura da almeno sei mesi, è spesso
considerato un precursore evolutivo del Disturbo della
Condotta. Secondo i ricercatori, i risultati delle indagini
dimostrerebbero l’esistenza di un continuum tra l’esposizione
prenatale al fumo di sigaretta e i disturbi da comportamento
dirompente manifestati sin dall’infanzia. Staff Dronet
-
CODE10/1374 (8/8) (fidest) Iniziare a fumare in età precoce
espone gli individui ad un maggiore rischio di dipendenza da
nicotina a lungo termine. L’associazione tra varianti geniche
dei recettori nicotinici per l’acetilcolina (nAChR) e la
dipendenza da nicotina, accertata tra i fumatori adulti, sarebbe
ancora più forte in coloro che hanno iniziato a fumare durante
l’adolescenza.
Lo studio, pubblicato su Plos Genetics di luglio, e
coordinato da Weiss dell’Università dello Utah di Salt Lake City
e dai ricercatori dell’Università del Winsconsin di Madison, ha
coinvolto tre diversi gruppi di fumatori cronici adottando un
approccio “gene-candidato” per l’analisi delle subunità
proteiche nAChR. Nel complesso sono stati esaminati 2.827
fumatori cronici, riscontrando tra coloro che avevano iniziato a
fumare prima dei 16 anni, una comune sensibilità e aplotipi di
protezione al CHRNA5-A3-B4 associati alla gravità della
dipendenza da nicotina. Tra i fumatori precoci è stato, inoltre,
individuato un cambiamento sostanziale della sensibilità
rispetto ai diplotipi di protezione, cambiamento genetico che,
invece, non è stato osservato nei soggetti che avevano iniziato
a fumare dopo i 16 anni. I ricercatori sostengono che questi
risultati dimostrano un forte legame tra esposizione precoce
alla nicotina, aplotipi CHRNA5-A3-B4 e gravità della dipendenza.
L’identificazione di questa suscettibilità in età precoce,
rafforza l'importanza degli interventi di prevenzione dal
tabacco rivolti all’intera popolazione. (Staff Dronet)
-
CODE10/1375 (8/8) (fidest)
Nessun caso contenitori in
plastica pericolosi "In Italia, a oggi, non ci è pervenuta
alcuna segnalazione di non congruità dei contenitori per
alimenti in polivinilcloruro". Il ministro del Welfare Maurizio
Sacconi risponde così all'interrogazione a risposta immediata,
al Question time alla Camera, di Domenico Scilipoti dell'Italia
dei valori sui pericoli per la salute derivanti dall'uso di
contenitori per alimenti in plastica. "In un quadro di doverosa
tutela consumatori - replica Sacconi al parlamentare
dell'opposizione - ricordiamo che i materiali plastici sono da
anni disciplinati in modo rigoroso, sia in Italia che
nell'Unione europea, con disposizioni di carattere generale e
specifiche per i contenitori di alimenti. Materiali e oggetti -
prosegue Sacconi - devono essere sempre accompagnati da
dichiarazioni di conformità. E anche l'uso del cloruro di
polivinile è strettamente regolamentato". Da qui l'assicurazione
sull'assenza di segnalazioni di pericoli per la salute. "Stessi
controlli - continua il ministro - si applicano sugli additivi
alimentari, che devono essere esplicitamente autorizzati a
livello Ue e autorizzati dall'Efsa (l'autorità per la sicurezza
alimentare dell'Unione). Il ministero - conclude Sacconi - attua
infine la sua vigilanza con Regioni e Nas. E annualmente
presenta una relazione di vigilanza e controllo sulle bevande".
-
CODE10/1376 (8/8) (fidest) In autunno nuove politiche sulla
maternità Le nuove politiche del Governo per la famiglia e la
maternità arriveranno in autunno. Lo annuncia il sottosegretario
al Welfare Eugenia Roccella, nel corso della conferenza sui
primi mesi di governo della sanità e sulle iniziative future.
"Attueremo il prossimo autunno - dice - un nuovo coordinamento
delle forze di Governo sulla maternità. Dando così ulteriore
senso al nuovo ministero unitario del Welfare che raggruppa le
competenze sul lavoro, la salute e le politiche sociali".
Nell'anticipare i propri impegni, Roccella sottolinea come
"negli ultimi decenni in Italia il desiderio di maternità sia
rimasto inalterato, ma la natalità è oggi a picco. Ci sono -
rileva - ostacoli di vario genere, e noi vogliamo metterli a
fuoco. Da qui il mio impegno non solo per le politiche della
famiglia, ma della maternità nello specifico, per accompagnarla
fin dal suo inizio". Secondo il sottosegretario la
questione-maternità è strettamente connessa con quella "della
libertà stessa delle donne. Oltre che della sostenibilità
economica del nostro modello sociale in chiave demografica e
pensionistica. Per queste ragioni - conclude - vogliamo lavorare
a un'integrazione sociosanitaria e a un nuovo progetto
politico".
-
CODE10/1377 (8/8) (fidest)
Lazio: reti sociali e stato di salute degli anziani
(Centro Maderna) Una ricerca condotta
dall’Università Cattolica di Roma, in collaborazione con
l’Istituto Italiano di Medicina Sociale (oggi Istituto per gli
Affari Sociali) ha analizzato la relazione tra le reti familiari
e sociali delle persone anziane e il loro stato di salute nel
Lazio. La ricerca aveva come obiettivi: - valutare le
condizioni strutturali che influiscono sulla tipologia di rete
sociale dell’anziano (fattori culturali, socioeconomici,
collegati al processo di “modernizzazione”); - valutare
l’impatto della rete sociale sugli outcomes di salute, e capire
quali sono le caratteristiche strutturali della rete (ampiezza,
prevalenza di familiari o amici, frequenza degli scambi…) che
maggiormente si associano ad outcomes di salute positivi; -
valutare il peso di altre variabili confondenti (l’età, il
sesso, lo status socioeconomico…) sugli outcomes di salute; -
valutare l’efficacia relativa di interventi pubblici in materia
di supporto sociale, diretti (offrire supporto sociale a persone
sole) ed indiretti (aiutare le persone a sviluppare e mantenere
in forma la propria rete sociale tramite il volontariato ed i
centri sociali).
-
CODE10/1378 (8/8) (fidest)
Un nuovo goal realizzato nella partita
della solidarietà da A.S.T.R.O. (Associazione per il Sostegno
Terapeutico e Riabilitativo in Oncologia) che, nuovamente, si
mette a disposizione per accrescere le opportunità di cura e
assistenza dell’Asl 11.Risale a pochi giorni fa, infatti, la
donazione di una guida ecografica per accessi vascolari
all’unità operativa Anestesia e Terapia antalgica
dell’azienda sanitaria empolese.La guida ecografica modello
Mylab, marca Esaote, del valore di 10.920 euro, è uno
strumento che serve alla localizzazione delle vene con un
sistema ad ultrasuoni. Può essere utilizzato sui pazienti
oncologici che necessitano di infusioni continue di farmaci per
idratazione o alimentazione parenterale ma può essere anche
impiegato nella terapia contro il dolore.L’uso degli ultrasuoni
nella guida ecografica permette di ridurre le complicazioni
nella ricerca dei vasi sanguigni principali consentendo, quindi,
una maggiore sicurezza del paziente e il miglioramento della
qualità dei servizi prestati.Questo ulteriore passo in avanti
nell’assistenza ai malati non avrebbe potuto essere raggiunto
senza gli assidui ed importanti contributi dei donatori di
A.S.T.R.O. che solo negli ultimi tre mesi, da aprile a giugno,
hanno versato oltre 9 mila euro a favore dell’associazione.Un
ringraziamento particolare, inoltre, va a coloro che hanno
partecipato all’attività di A.S.T.R.O. con importanti donazioni:
Maria Pia Biancalani, Carla Ciulli, Mario Lari, Milvia Pampaloni
e Angelita Rosselli nel mese di aprile hanno versato oltre 1.500
euro; Loriana Bandinelli, Gina Baronti, Daphne Estetica, la
famiglia Favilli, Stefano Giuntini, Paola Golfari, Daniela
Marzola, Osteria San Vivaldo di Montaione, i signori Pucci e
Tamburini che hanno contribuito nel mese di maggio con oltre
2.900 euro; Associazione Mogli Medici Italiani sezione di
Empoli, Cristina Cei, Cecilia Corti, Gianfranco Gelli, Edj
Gherardini, Claudia Guazzini e Maria Grazia Mazzoni che fra
giugno e luglio hanno contribuito con oltre 2.200 euro.
|