FIDEST

Agenzia giornalistica

N°208 anno 20°

8 agosto  2008

 

Politica-Istituzioni

 Ultimo aggiornamento: 8/8/2008

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talia
  • IL PUNTO settimanale della Fidest di politica e di economia.   Il ritornello di Bonaiuti: L’approvazione della legge finanziaria significa per Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, che per tre anni il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani. Lo ha detto più volte e sembra abbia intenzione di continuare con questa battuta che, probabilmente, a suo avviso è di grande effetto sull’immaginario popolare. In realtà le mani in tasca degli italiani il governo le ha già messe e continuerà a farlo a dispetto della finanziaria. Lo sta facendo in tanti modi con i tagli alla finanziaria che comporteranno maggiori spese per le famiglie sul fronte dell’assistenza sanitaria, dei servizi pubblici (trasporti, gas, luce, acqua, telefono) dell’aumento delle imposte locali, delle tasse sull’immondizia, sul carovita, sull’emergenza casa,dagli affitti ai mutui, e via di questo passo. Si osserva che taluni aumenti vengono da lontano e riguardano la crisi economica mondiale come i rincari delle materie prime, dei prodotti energetici e di quelli alimentari. E’ vero ma non può giustificare gli eccessi che si verificano in Italia. Cosa abbiamo fatto per ridurre gli sprechi derivanti da una rete distributiva che fa lievitare impropriamente i prezzi di almeno il 20%? Abbiamo avuto l’occasione per mettere mano alle grandi riforme che avrebbero potuto realmente farci risparmiare e offrirci un tenore di vita più efficiente e continuiamo a non farlo perché chi comanda è suddito dei poteri forti, degli interessi corporativi, delle spire clientelari e lobbistiche e sa che solo rimestando nel torbido e con uno stato che non funziona può trarne lauti guadagni e farsi beffa di milioni di italiani che ancora credono a babbo Natale. Ma ritengo che abbiamo proprio toccato il fondo se ancora nessuno è capace, dopo quanto ci ammannisce Bonaiuti, di dirgli, a brutto muso, di smetterla di prenderci in giro: dopo la beffa anche il danno.

  • Brunetta e Maroni nel “libro nero” del sindacato di polizia Coisp “Già il Ministro Maroni ci ha chiesto scusa - prosegue Maccari - adesso arriva la precisazione di Brunetta, il quale promette “aggiustamenti” futuri al nostro comparto. Le norme in materia di assenze per malattia ci umiliano oltremodo sia perché equiparano la nostra attività a quella di qualunque altro lavoratore, e così non è, sia perché esse incidono economicamente su di noi in misura insostenibile e di gran lunga maggiore rispetto al personale del rimanente pubblico impiego. Ammettere di aver compiuto un errore (Maroni), promettere futuri aggiustamenti (Brunetta) non serve certo a mitigare la nostra delusione nei riguardi di questo Governo. Peggio ancora quando abbiamo preso atto che Maroni e Brunetta, con tempo ed agio, potevano restituirci quella dignità che meritiamo, riparando all’errore fatto e riconosciuto.” “Insomma, questi Ministri non sono credibili - conclude Maccari - né per le cose passate, né per il presente, tantomeno per il futuro. Promettere aggiustamenti, come vuol fare ora intendere Brunetta, significa ancora una volta chiedere credito politico a chi ha debiti materiali, a chi a scuola ha imparato che “spero, prometto e giuro” vogliono un verbo con l’infinito futuro. Il costo della vita è attuale, non futuro, né infinito. Brunetta e Maroni non hanno più crediti con la Polizia, solo debiti. Per incassarli siamo disposti a tutto, per noi e per i nostri figli. Per intanto, fino al prossimo settembre/ottobre politicamente incendiario, è bene che i Ministri sappiano che più continueranno ad impedirci di lavorare in maniera efficace e più continueranno ad umiliarci, meno lotteremo contro la volontà della maggioranza parlamentare di garantire in-sicurezza, preoccupandoci della nostra salute e di quella delle persone che amiamo, evitando di destabilizzarle con ulteriori atti di eroismo (già tanti ce ne sono stati tra i Poliziotti) a favore di coloro che il Governo non vuole più tutelare, se non solo mediaticamente o con le vuote promesse.” 

  • Ci scrivono a proposito dei militari di truppa impiegati sulle strade. Egregio direttore, Luca Tartaglione (delegato Co.Ce.R. Esercito – Primo Maresciallo dei Bersaglieri scrive: "L'impiego dell'Esercito in operazioni rivolte alla sicurezza dei cittadini meglio definita dal ministro della Difesa On. Ignazio La Russa: operazione "Strade sicure". Costituisce il naturale riconoscimento della ormai consolidata esperienza e professionalità acquisite e dimostrate dai militari nelle varie missioni all'estero e si traduce in un maggiore inserimento nel tessuto sociale con indubbi riflessi positivi sulla condizione del personale militare (e questo è quello che da delegato COCER perseguo), quanto sulla sicurezza dei cittadini Italiani che, al di là delle varie strumentalizzazioni politiche, vede nell'operazione la più autentica e concreta presenza dello Stato. Uno Stato che non fa altro che avvalersi - anche nel rispetto della Legge 382/78 - di una propria potenzialità, al servizio della sicurezza Nazionale, espressa sulle strade da gloriose Unità militari formate da veterani con decennale e consolidata esperienza di "polizia internazionale", ovvero già unanimemente apprezzati dalla comunità internazionale per la loro opera prestata (Peace support operations) nei vari teatri operativi di: Bosnia, Kosovo, Iraq, Libano, Afghanistan e tante altre. Nel merito delle dichiarazioni del On. Di Pietro faccio presente che il COCER dell'Esercito (componente preponderante delle rappresentanze militari del comparto Difesa) non ha mai sottoscritto l'accusa del Leader dell'IDV laddove il politico, che ha già definito i soldati per strada come << acqua sporca>>, insiste nello sminuire l'alta professionalità e la dignità dei soldati dell'Esercito accostandoli ora a << comparse di Cinecittà da utilizzare per "effetti speciali">>. A tali argomentazioni potremmo rispondere restando al caso Italia mentre all'estero vi è qualcosa di diverso per cui non è proprio il caso di un confronto con quella e la nostra realtà a meno che non si voglia dire che anche in Italia l'instabilità politica è ai limiti e si teme un colpo di Stato. Ma non credo proprio che queste cose vanno dette e nemmeno pensate. Quindi rientriamo nella normalità italiana e riflettiamo. Abbiamo sempre considerato l'impiego dei militari in servizio d'ordine pubblico un errore politico  e crediamo che l'on.le Di Pietro, di là delle sue espressioni "colorite" ma che non condividiamo, abbia voluto dire la stessa cosa. Abbiamo, altresì, dimostrato con l'aiuto del Coisp, sindacato di polizia, che il supporto dei militari invece d'avvantaggiare il lavoro della polizia lo aggrava in quanto il soldato non può andare da solo e si trasforma solo in un componente della ronda. Ciò comporta, ovviamente, un impiego maggiore della polizia sul territorio mentre l'idea del ministro era l'opposto ovvero quella di sottrarre da compiti di sorveglianza la polizia per impiegarla più utilmente ad altri servizi. A questo punto ci chiediamo perché alcuni indossano la divisa e scelgono di fare un certo lavoro mentre altri con la stessa divisa sono adibiti a compiti diversi? Probabilmente per la loro specializzazione, per il come sono stati addestrati. Se è così si poteva scegliere una strada diversa? Noi ne siamo convinti e possiamo dimostrarlo. Ma non è questo il punto. E' che i soldati, ancora una volta, sono stati coinvolti in un gioco politico "sporco" nel senso che si vuole servire della loro immagine come una sorta di deterrente "psicologico" al bisogno della gente di sicurezza e per poter dire: vedete, abbiamo persino mandato i militari per le strade per proteggervi. La verità è che tutta la filiera giustizia non funziona. Si vuole "prevenire" con un'arma scarica. Chi delinque, in specie per i reati cosiddetti minori (scippi, borseggi, furti nelle abitazioni, spaccio di droga, ecc.) sa bene che per l'80% dei casi la fa franca e se è colto con le mani nella marmellata tra indulti, decorrenza dei termini e diavolerie del genere, può ritornare tranquillamente a reiterare il reato e magari nella stessa zona dove è stato colto in flagrante. Allora diciamo, per il rispetto stesso che abbiamo per la divisa dei soldati, finiamola con questa indecorosa messa in scena e poniamo mano alle riforme che contano e che sono capaci di cambiare questo rapporto equivoco e che ha reso l'Italia per la delinquenza internazionale il più gettonato al mondo, un vero "paradiso" dove si può fare di tutto tanto è facile farla franca.

  • CODE02/12821 (8/8) (fidest) “Dopo la pubblicazione dei dati forniti dal Censis, nessuno dovrebbe avere più dubbi in merito  alle vere intenzioni del Governo sulla questione sicurezza”, afferma Daniela Mencarelli della Direzione nazionale RdB-CUB P.I.. “Massiccio impiego dei soldati, con città blindate contro ogni forma di dissenso sociale, ma nessun serio intervento in merito alle vere emergenze: le stragi sulle strade e sul lavoro”. “Il Censis - prosegue Mencarelli - attesta che l’Italia continua purtroppo ad essere il paese europeo dove si muore di più per infortuni sul lavoro: 1210 casi nel 2007. Si tratta di stragi e non di tragiche fatalità, causate dalla  mancanza di controlli, di una seria politica si prevenzione, dalla pervicace volontà di non toccare certi interessi. Eppure questi dati dovrebbero essere conosciuti anche dal nostro Governo che invece, attuando una politica di militarizzazione propria di regimi reazionari, si accanisce strumentalmente contro il diverso di turno, si chiami Rom o extracomunitario, mentre assume atteggiamenti da Ponzio Pilato quando si tratta di affrontare i veri problemi che affliggono il Paese”. “Abbiamo più volte espresso la necessità di un intervento serio in materia di sicurezza sul lavoro, anche con sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi. E questo sarà uno dei punti centrali nella piattaforma dello sciopero generale, indetto dal sindacalismo di base per il 17 ottobre prossimo”, conclude la dirigente RdB-CUB 

  • CODE02/12822 (8/8) (fidest) Dopo le dichiarazioni di La Russa, il COISP bandisce ogni presenza An a propri convegni o dibattiti locali e nazionali.  Finché il Ministro La Russa, Presidente di Alleanza Nazionale, non chiederà pubblicamente scusa alla Polizia, nessun esponente del suo partito verrà più invitato ai dibattiti e alle manifestazioni del Coisp, neppure al “Memory Day”, dove ricordiamo a livello nazionale tutte le vittime del dovere e di ogni forma di criminalità.   “Dispiace davvero questa risoluzione - dichiara Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp - soprattutto per la gente dabbene che in seno ad An, sia a livello parlamentare che di enti locali, ci sono stati spesso a fianco, condividendo le nostre preoccupazioni per la Sicurezza. Tuttavia quanto recentemente espresso da La Russa travalica i sentieri dell’amicizia, della condivisione, della collaborazione, tanto da far inorridire chi detiene la tessera An. Questi dovrebbero immediatamente sconfessare il proprio Presidente e chiederne le dimissioni dalla carica e dal ruolo istituzionale. Il più grave problema per un Sindacato è il non aver apparenti nemici; ovvero non riconoscerli perché nascosti dal muro di gomma delle istituzioni/amministrazioni. Quanto deve aver patito la Sinistra innanzi alla mancanza di Andreotti, un tempo capro espiatorio di ogni situazione in cui versava il Paese. Grazie, quindi, al Ministro La Russa, perché adesso sappiamo dove si trova il nemico della Polizia. Mai, però, avremmo pensato si nascondesse fra le pieghe di An. Le sue recenti dichiarazioni: “...La Polizia in strada, e a piedi non ci va. Non è nelle sue corde, anche perché  è sindacalizzata...”, “Militari in città: contrari solo ladri ed ex sessantottini” diventano un toccasana per i Sindacati autonomi ed indipendenti di Polizia. Ora sappiamo chi combattere, quale formazione politica oggi ci osteggia. Siamo amaramente grati per queste offese gravi, risibili, infondate, offerte a piene mani dal Presidente di Alleanza Nazionale. Ora conosciamo anche la confusione istituzionale, morale, etica e lessicale che La Russa, dal cognome leggermente bolscevico, va ad ascrivere tra Forze Armate e Forze dell’Ordine. Non ci piegheremo alla militarizzazione di tipo sudamericano, né ad una nomenklatura militare stalinista. Prima o poi lui e Luca Casarini andranno d’accordo, ma noi no, difensori di uno Stato democratico, delle sue leggi, pronunciamenti e norme, dove è prevista la difesa dei lavoratori attraverso le Organizzazioni Sindacali. Se La Russa con queste dichiarazioni propugna il sistema dittatoriale militarizzato o l’anarchia, noi gli sputeremo addosso! O forse aveva ragione Cossiga, nelle esternazioni del mese scorso, a suggerci di oliare bene le nostre armi a difesa dello Stato democratico e delle sue Istituzioni?”  “Pretendiamo le scuse ufficiali da La Russa - conclude Maccari - capita a tutti di sbagliare o di essere vittime di deliri autarchici d’onnipotenza. Lo pretendono i vivi, ma anche i tanti morti che abbiamo dovuto contare nell’adempimento del servizio e del giuramento che abbiamo prestato. Un giuramento che non permettiamo a La Russa di infangare, né per i morti della Polizia di Stato, né per i vivi della Polizia di Stato.”  

  • CODE02/12823 (8/8) (fidest) L'Italia dei valori vuole la rappresentanza in giunta giovanni colagrossi e claudio bucci: "Un assessore all'IDV per il rilancio della politica regionale nel Lazio" "La delicata situazione in seno alla Regione Lazio necessita una ridefinizione dell'assesto istituzionale: siamo arrivati ad un punto in cui la maggioranza non può negare all'Italia dei Valori il ruolo che le spetta in considerazione non solo del risultato elettorale, ma soprattutto del modo di interpretare la politica sostenuto dai cittadini" questo quanto dichiarato dal Capogruppo dell'IDV, Giovanni Colagrossi, e dal Consigliere Claudio Bucci (IDV)."Le battaglie che abbiamo portato avanti in Consiglio regionale" aggiungono Colagrossi e Bucci "tutte tese a cambiare il modo di fare politica tradizionale, sempre collaborando responsabilmente nell'interesse primario dei cittadini, devono avere un approdo naturale nella Giunta. Questa presa di posizione non va però confusa con una richiesta politica: si tratta di conferire il giusto ruolo al nostro partito, troppo spesso sottovalutato e emarginato da una politica che ripropone sempre i soliti noti, troppo distante dalla gente ". "La richiesta a Marrazzo è quindi quella di avere un assessore dell'Italia dei Valori" concludono i Consiglieri "perché la Giunta deve contemplare al suo interno l'espressione di una grande fetta di elettorato, in osservanza delle più elementari norme che regolano la democrazia".

  • CODE02/12824 (8/8) (fidest) In riferimento agli articoli comparsi sui quotidiani italiani, la Rappresentanza in Italia della Commissione europea vuole ricordare che Consiglio d'Europa ed Unione europea sono due organizzazioni distinte. L'attuale Unione europea (www.europa.eu),  nasce con la Ceca (Comunità europea per il Carbone per il Carbone e l'Acciaio) nel 1951 e successivamente con la Comunità economica europea e quella dell'energia atomica (CEEA) nel 1957. Le competenze di queste organizzazioni sono molto ampie di quelle del Consiglio d'Europa e la legislazione prodotta dalle istituzioni comunitarie è direttamente applicabile negli ordinamenti degli Stati membri. Con il Trattato di Maastricht (1992) è istituita l'Unione europea che insieme alle Comunità esistenti punta ad un'integrazione sempre più stretta tra gli attuali 27 Stati membri che ne fanno parte. Il Consiglio d'Europa (www.coe.int) è stato istituito con il Trattato di Londra il 5 maggio 1949. Ad oggi ne fanno parte 47 Stati membri, un numero più ampio di quello dell'Unione europea. Le sue finalità riguardano la tutela dei diritti umani fondamentali, il sostegno alla stabilità democratica, lo sviluppo dell'identità culturale europea, la ricerca di soluzioni a svariati problemi sociali (discriminazione delle minoranze, xenofobia, violenza nei confronti dei bambini. In quest'ultima ottica, si inquadra il rapporto Hammarberg a cui fa riferimento oggi la stampa.  L'attività del Consiglio d'Europa si basa sulla cooperazione intergovernativa. Pur collaborando tra loro, le due organizzazioni hanno dunque finalità, istituzioni e metodi di lavoro diversi.  Il Vice Presidente della Commissione europea Antonio Tajani lancia un appello alla stampa affinché "si evitino fraintendimenti facendo maggiore chiarezza poiché il rischio é di allontanare i cittadini dalle istituzioni dell'Unione europea".  Tajani, che in seno alla Commissione europea è responsabile della politica dei trasporti ricorda, come spesso avviene, "che il Consiglio d'Europa non è un'istituzione dell'Unione europea". D'altro canto, sottolinea ancora Antonio Tajani, il commissario Hammarberg, non fa parte del Collegio presieduto da José Manuel Barroso.

  • CODE02/12825 (8/8) (fidest) Padre Giacomo Ribaudo, Girolamo Foti dell'Associazione Nuova Civiltà Siciliana scendono in campo contro i provvedimenti adottati dal governo italiano che indeboliscono le istituzioni dello stato. Chiedono che il Presidente della Repubblica italiana On. Giorgio Napolitano riprenda l’attuale governo e i parlamentari della maggioranza ad aver maggior considerazione della costituzione italiana e di rispettarla in tutti i suoi principi ed in particolare che non vengano indebolite le massime istituzioni dello Stato che garantiscono la giustizia attraverso la magistratura, la sicurezza del cittadino attraverso le forze di polizia e l’unità d’Italia attraverso le nostre forze armate di terra, del cielo, e del mare. Chiediamo la tutela dei diritti dei lavoratori e del diritto alla salute  indeboliti dai provvedimenti che interessano il pubblico impiego. 

  • CODE02/12826 (8/8) (fidest) In Regione Veneto si arena anche il trasferimento di competenze alla Provincia di Belluno del demanio idrico. La Regione Veneto non rispetta neppure una legge votata dal consiglio regionale il 3 febbraio 2006, oltre due anni e mezzo fa. Per questo il presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon, ha inviato oggi una lettera di richiamo al presidente della Regione, Giancarlo Galan. «I continui rinvii su questo tema», afferma Reolon, «di fatto bloccano lo sviluppo economico del Bellunese. Assistiamo a uno sperpero di fiducia, di competenze e di risorse che mettono allo sbando i beni comuni. Ancora una volta la montagna viene sacrificata a interessi di parte ed elettorali. La Regione non vuole procedere al passaggio di competenze previsto dalla legge regionale numero 2 del 3 febbraio 2006 e dei 18 milioni di euro dovuti alla Provincia di Belluno e alle comunità montane bellunesi (l’equivalente dei canoni degli anni 2006, 2007 e 2008), finora ne ha versati solo 2,5 milioni». In Regione, continua Reolon, «c’è ormai un sistema di potere dispotico e quindi conservatore che porta il territorio provinciale e regionale all’immobilismo. Questo sistema, conservatore e sempre uguale a se stesso, occupato da un’oligarchia al potere da oltre 13 anni, si contrappone al dinamismo necessario alla democrazia e allo sviluppo del territorio».Nella lettera, il presidente Reolon ricorda come le continue battute d’arresto sul demanio idrico «erodono la fiducia nelle istituzioni, alimentano le frammentazioni già presenti nel territorio proiettandolo oltre il confine regionale veneto, sperperano capitale sociale, si prendono beffa di tutti i soggetti che nel tempo e a vario titolo sono stati coinvolti e contribuiscono a rafforzare sentimenti di spreco e arbitrio nella gestione delle risorse e dei problemi di interesse pubblico. Ad oggi, infatti, non v’è traccia del riconoscimento delle risorse arretrate, neppure si è provveduto, da parte regionale, alla sottoscrizione della determinazione conclusiva dei lavori della Commissione paritetica Provincia-Regione, che – sottolineo - ha incluso nel testo solamente le questioni concordate con l'assessore Conta alla presenza del dott. Rasi Caldogno, né tanto meno alla successiva deliberazione della Giunta Regionale». «Mi sono pertanto trovato costretto», scrive Reolon a dare indicazioni affinché si proceda per vie legali, contro la Regione, per il recupero di quanto sino ad oggi dovuto».

  • CODE02/12827 (8/8) (fidest) Lavoro: Cazzola (PDL), a Damiano, mie proposte di legge sono condivise da esponenti del PD effettivamente riformisti. l'on. Giuliano Cazzola Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, replica all'on. Cesare Damiano che ieri lo aveva accusato di "sfornare a getto continuo proposte di legge su materie socialmente sensibili", e dichiara che "l'ex Ministro Cesare Damiano non può dare ordini o consigli su quali questioni sollevare o non sollevare, ad un parlamentare della Repubblica che esercita il suo diritto all'iniziativa legislativa" e rispetto alle affermazioni fatte da Damiano che ritiene le proposte avanzate da Cazzola "provocazioni culturali che gettano allarme sociale fra i lavoratori e i cittadini" il Vicepresidente della Commissione Lavoro di Montecitorio replica che "i progetti di legge depositati sono su argomenti e con proposte largamente condivise da personalita' iscritte e militanti nel Partito Democratico ma, diversamente da Damiano, effettivamente riformiste".

  • CODE02/12828 (8/8) (fidest) “Riteniamo assolutamente incongrui ed insufficienti i contenuti della norma sui servizi pubblici locali; sarebbe molto più incisiva la semplice, e peraltro obbligatoria, applicazione delle sentenze della Corte di Giustizia, in particolare la Stadthalle e la Brixen (che, non a caso, la norma si guarda bene dal ricordare, riferendosi genericamente alla normativa comunitaria), abbandonando ogni ipotesi normativa, evidentemente troppo difficile da perseguire nel nostro Paese, visto che se ne parla da venti anni, sempre invano o con esiti assolutamente insoddisfacenti. A questo punto, ci riserviamo peraltro di valutare la presentazione di un esposto alla Commissione Europea, cominciando dai casi più eclatanti di violazione proprio delle regole comunitarie”. Così il TAIIS - Tavolo Interassociativo Imprese dei Servizi, nel quale si coordinano Associazioni di imprese del settore dei servizi - aderenti a Confindustria, Lega delle Cooperative, Agci, Confapi, Confcooperative, Confcommercio - che rappresentano complessivamente 18.000 imprese, per un totale di 50 miliardi di valore della produzione e 875.000 lavoratori impiegati. La posizione del TAIIS è netta: “La nostra insoddisfazione sul testo normativo riguarda molteplici aspetti e, in particolare: l’ancora lungo e per certi versi indeterminato periodo transitorio; la vastità delle deroghe; più in generale, la presenza di formulazioni ambigue che facilmente possono portare all’elusione dell’obbligo delle procedure concorrenziali; la limitazione dell’obbligo di apertura al mercato ai soli servizi “di rilevanza economica” (quando tutti i servizi che possano vedere un imprenditore in grado di partecipare ad una gara sarebbero e sono di rilevanza economica); il mantenimento di forme di affidamento diretto perché considerate come ‘in house’ quando invece non lo sono; l’assenza di logiche industriali per i servizi dei piccoli comuni”.

  • CODE02/12829 (8/8) (fidest) "Esprimo soddisfazione per la scelta dei consiglieri dell'opposizione al Consiglio comunale di Sperlonga di aderire all'IDV" questo il commento del Consigliere IDV alla Regione Lazio, Claudio Bucci, in merito al passaggio del gruppo consigliare di minoranza composto da Biagio Galli, Enzo Matacchione, Nicola Reale e Alfredo Rossi, all'Italia dei Valori."Durante la festa dell'Italia dei Valori del Sud Pontino per la chiusura del tesseramento" prosegue Bucci "ho avuto l'opportunità di verificare personalmente non solo il valore umano e politico dei Consiglieri passati all'IDV, ma quello di tutto il gruppo di persone che su quel territorio fa riferimento al nostro partito e che si impegna da anni, in un contesto notoriamente difficile, sui temi della legalità, della giustizia e della tutela dei diritti dei cittadini". "Sempre in questa occasione" aggiunge in Consigliere regionale "ho potuto verificare come non solo ci siano tutti i presupposti e le migliori intenzioni per dare vita ad una politica diversa, ma anche proposte concrete per una battaglia forte e senza tregua sul sentito tema del ripristino della legalità sul territorio: la proposta avanzata di costituire un 'Osservatorio provinciale per la legalità', è il punto di partenza ideale per iniziare a diffondere i concetti di equità e giustizia in una zona che ha grandi potenzialità spesso soffocate da infiltrazioni malavitose radicate'". "Ribadisco quindi" conclude Bucci "l'importanza che persone di grande spessore politico e umano, seriamente intenzionate a praticare la politica del fare, considerino l'Italia dei Valori un approdo naturale in relazione al loro modo di intendere e vivere la politica come servizio a favore dei cittadini e della legalità".


  • Pag.2 Politica/Istituzioni

  • Calendario della tornate 2008 del Parlamento europeo

  • Apello per il Partito Democratico Area  Sapere. La politica che vogliamo di Gianni Pitella, parlamentare europeo

  •  Risanare i debiti sanitari delle regioni? si', ma non facciamo strage dello stato di diritto (intervento di Donatella Poretti, segretaria della commissione affari sociali alla Camera dei deputati (in sintesi)


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