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IL PUNTO
settimanale della Fidest di politica e di economia.
Il ritornello di Bonaiuti: L’approvazione della legge
finanziaria significa per Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, che per tre
anni il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani. Lo ha
detto più volte e sembra abbia intenzione di continuare con questa
battuta che, probabilmente, a suo avviso è di grande effetto
sull’immaginario popolare. In realtà le mani in tasca degli italiani il
governo le ha già messe e continuerà a farlo a dispetto della
finanziaria. Lo sta facendo in tanti modi con i tagli alla finanziaria
che comporteranno maggiori spese per le famiglie sul fronte
dell’assistenza sanitaria, dei servizi pubblici (trasporti, gas, luce,
acqua, telefono) dell’aumento delle imposte locali, delle tasse
sull’immondizia, sul carovita, sull’emergenza casa,dagli affitti ai
mutui, e via di questo passo. Si osserva che taluni aumenti vengono da
lontano e riguardano la crisi economica mondiale come i rincari delle
materie prime, dei prodotti energetici e di quelli alimentari. E’ vero
ma non può giustificare gli eccessi che si verificano in Italia. Cosa
abbiamo fatto per ridurre gli sprechi derivanti da una rete distributiva
che fa lievitare impropriamente i prezzi di almeno il 20%? Abbiamo avuto
l’occasione per mettere mano alle grandi riforme che avrebbero potuto
realmente farci risparmiare e offrirci un tenore di vita più efficiente
e continuiamo a non farlo perché chi comanda è suddito dei poteri forti,
degli interessi corporativi, delle spire clientelari e lobbistiche e sa
che solo rimestando nel torbido e con uno stato che non funziona può
trarne lauti guadagni e farsi beffa di milioni di italiani che ancora
credono a babbo Natale. Ma ritengo che abbiamo proprio toccato il fondo
se ancora nessuno è capace, dopo quanto ci ammannisce Bonaiuti, di
dirgli, a brutto muso, di smetterla di prenderci in giro: dopo la beffa
anche il danno.
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Brunetta e Maroni nel “libro nero”
del sindacato di polizia Coisp “Già il Ministro Maroni ci ha chiesto
scusa - prosegue Maccari - adesso arriva la precisazione di Brunetta, il
quale promette “aggiustamenti” futuri al nostro comparto. Le norme in
materia di assenze per malattia ci umiliano oltremodo sia perché
equiparano la nostra attività a quella di qualunque altro lavoratore, e
così non è, sia perché esse incidono economicamente su di noi in misura
insostenibile e di gran lunga maggiore rispetto al personale del
rimanente pubblico impiego. Ammettere di aver compiuto un errore
(Maroni), promettere futuri aggiustamenti (Brunetta) non serve certo a
mitigare la nostra delusione nei riguardi di questo Governo. Peggio
ancora quando abbiamo preso atto che Maroni e Brunetta, con tempo ed
agio, potevano restituirci quella dignità che meritiamo, riparando
all’errore fatto e riconosciuto.” “Insomma, questi Ministri non sono
credibili - conclude Maccari - né per le cose passate, né per il
presente, tantomeno per il futuro. Promettere aggiustamenti, come vuol
fare ora intendere Brunetta, significa ancora una volta chiedere credito
politico a chi ha debiti materiali, a chi a scuola ha imparato che
“spero, prometto e giuro” vogliono un verbo con l’infinito futuro. Il
costo della vita è attuale, non futuro, né infinito. Brunetta e Maroni
non hanno più crediti con la Polizia, solo debiti. Per incassarli siamo
disposti a tutto, per noi e per i nostri figli. Per intanto, fino al
prossimo settembre/ottobre politicamente incendiario, è bene che i
Ministri sappiano che più continueranno ad impedirci di lavorare in
maniera efficace e più continueranno ad umiliarci, meno lotteremo contro
la volontà della maggioranza parlamentare di garantire in-sicurezza,
preoccupandoci della nostra salute e di quella delle persone che amiamo,
evitando di destabilizzarle con ulteriori atti di eroismo (già tanti ce
ne sono stati tra i Poliziotti) a favore di coloro che il Governo non
vuole più tutelare, se non solo mediaticamente o con le vuote
promesse.”
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Ci scrivono a proposito dei militari di truppa impiegati sulle
strade. Egregio direttore, Luca Tartaglione (delegato Co.Ce.R.
Esercito – Primo Maresciallo dei Bersaglieri scrive: "L'impiego
dell'Esercito in operazioni rivolte alla sicurezza dei cittadini meglio
definita dal ministro della Difesa On. Ignazio La Russa: operazione
"Strade sicure". Costituisce il naturale riconoscimento della ormai
consolidata esperienza e professionalità acquisite e dimostrate dai
militari nelle varie missioni all'estero e si traduce in un maggiore
inserimento nel tessuto sociale con indubbi riflessi positivi sulla
condizione del personale militare (e questo è quello che da delegato
COCER perseguo), quanto sulla sicurezza dei cittadini Italiani che, al
di là delle varie strumentalizzazioni politiche, vede nell'operazione la
più autentica e concreta presenza dello Stato. Uno Stato che non fa
altro che avvalersi - anche nel rispetto della Legge 382/78 - di una
propria potenzialità, al servizio della sicurezza Nazionale, espressa
sulle strade da gloriose Unità militari formate da veterani con
decennale e consolidata esperienza di "polizia internazionale", ovvero
già unanimemente apprezzati dalla comunità internazionale per la loro
opera prestata (Peace support operations) nei vari teatri operativi di:
Bosnia, Kosovo, Iraq, Libano, Afghanistan e tante altre. Nel merito
delle dichiarazioni del On. Di Pietro faccio presente che il COCER
dell'Esercito (componente preponderante delle rappresentanze militari
del comparto Difesa) non ha mai sottoscritto l'accusa del Leader dell'IDV
laddove il politico, che ha già definito i soldati per strada come <<
acqua sporca>>, insiste nello sminuire l'alta professionalità e la
dignità dei soldati dell'Esercito accostandoli ora a << comparse di
Cinecittà da utilizzare per "effetti speciali">>. A tali argomentazioni
potremmo rispondere restando al caso Italia mentre all'estero vi è
qualcosa di diverso per cui non è proprio il caso di un confronto con
quella e la nostra realtà a meno che non si voglia dire che anche in
Italia l'instabilità politica è ai limiti e si teme un colpo di Stato.
Ma non credo proprio che queste cose vanno dette e nemmeno pensate.
Quindi rientriamo nella normalità italiana e riflettiamo. Abbiamo sempre
considerato l'impiego dei militari in servizio d'ordine pubblico un
errore politico e crediamo che l'on.le Di Pietro, di là delle sue
espressioni "colorite" ma che non condividiamo, abbia voluto dire la
stessa cosa. Abbiamo, altresì, dimostrato con l'aiuto del Coisp,
sindacato di polizia, che il supporto dei militari invece
d'avvantaggiare il lavoro della polizia lo aggrava in quanto il soldato
non può andare da solo e si trasforma solo in un componente della ronda.
Ciò comporta, ovviamente, un impiego maggiore della polizia sul
territorio mentre l'idea del ministro era l'opposto ovvero quella di
sottrarre da compiti di sorveglianza la polizia per impiegarla più
utilmente ad altri servizi. A questo punto ci chiediamo perché alcuni
indossano la divisa e scelgono di fare un certo lavoro mentre altri con
la stessa divisa sono adibiti a compiti diversi? Probabilmente per la
loro specializzazione, per il come sono stati addestrati. Se è così si
poteva scegliere una strada diversa? Noi ne siamo convinti e possiamo
dimostrarlo. Ma non è questo il punto. E' che i soldati, ancora una
volta, sono stati coinvolti in un gioco politico "sporco" nel senso che
si vuole servire della loro immagine come una sorta di deterrente
"psicologico" al bisogno della gente di sicurezza e per poter dire:
vedete, abbiamo persino mandato i militari per le strade per
proteggervi. La verità è che tutta la filiera giustizia non funziona. Si
vuole "prevenire" con un'arma scarica. Chi delinque, in specie per i
reati cosiddetti minori (scippi, borseggi, furti nelle abitazioni,
spaccio di droga, ecc.) sa bene che per l'80% dei casi la fa franca e se
è colto con le mani nella marmellata tra indulti, decorrenza dei termini
e diavolerie del genere, può ritornare tranquillamente a reiterare il
reato e magari nella stessa zona dove è stato colto in flagrante. Allora
diciamo, per il rispetto stesso che abbiamo per la divisa dei soldati,
finiamola con questa indecorosa messa in scena e poniamo mano alle
riforme che contano e che sono capaci di cambiare questo rapporto
equivoco e che ha reso l'Italia per la delinquenza internazionale il più
gettonato al mondo, un vero "paradiso" dove si può fare di tutto tanto è
facile farla franca.
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CODE02/12821 (8/8) (fidest)
“Dopo la pubblicazione dei dati forniti dal
Censis, nessuno dovrebbe avere più dubbi in merito alle vere intenzioni
del Governo sulla questione sicurezza”, afferma Daniela Mencarelli della
Direzione nazionale RdB-CUB P.I.. “Massiccio impiego dei soldati, con
città blindate contro ogni forma di dissenso sociale, ma nessun serio
intervento in merito alle vere emergenze: le stragi sulle strade e sul
lavoro”. “Il Censis - prosegue Mencarelli - attesta che l’Italia
continua purtroppo ad essere il paese europeo dove si muore di più per
infortuni sul lavoro: 1210 casi nel 2007. Si tratta di stragi e non di
tragiche fatalità, causate dalla mancanza di controlli, di una seria
politica si prevenzione, dalla pervicace volontà di non toccare certi
interessi. Eppure questi dati dovrebbero essere conosciuti anche dal
nostro Governo che invece, attuando una politica di militarizzazione
propria di regimi reazionari, si accanisce strumentalmente contro il
diverso di turno, si chiami Rom o extracomunitario, mentre assume
atteggiamenti da Ponzio Pilato quando si tratta di affrontare i veri
problemi che affliggono il Paese”. “Abbiamo più volte espresso la
necessità di un intervento serio in materia di sicurezza sul lavoro,
anche con sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi. E questo sarà
uno dei punti centrali nella piattaforma dello sciopero generale,
indetto dal sindacalismo di base per il 17 ottobre prossimo”, conclude
la dirigente RdB-CUB
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CODE02/12822 (8/8) (fidest)
Dopo le dichiarazioni di La Russa, il COISP bandisce ogni
presenza An a propri convegni o dibattiti locali e nazionali. Finché il
Ministro La Russa, Presidente di Alleanza Nazionale, non chiederà
pubblicamente scusa alla Polizia, nessun esponente del suo partito verrà
più invitato ai dibattiti e alle manifestazioni del Coisp, neppure al
“Memory Day”, dove ricordiamo a livello nazionale tutte le vittime del
dovere e di ogni forma di criminalità. “Dispiace davvero questa
risoluzione - dichiara Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp -
soprattutto per la gente dabbene che in seno ad An, sia a livello
parlamentare che di enti locali, ci sono stati spesso a fianco,
condividendo le nostre preoccupazioni per la Sicurezza. Tuttavia quanto
recentemente espresso da La Russa travalica i sentieri dell’amicizia,
della condivisione, della collaborazione, tanto da far inorridire chi
detiene la tessera An. Questi dovrebbero immediatamente sconfessare il
proprio Presidente e chiederne le dimissioni dalla carica e dal ruolo
istituzionale. Il più grave problema per un Sindacato è il non aver
apparenti nemici; ovvero non riconoscerli perché nascosti dal muro di
gomma delle istituzioni/amministrazioni. Quanto deve aver patito la
Sinistra innanzi alla mancanza di Andreotti, un tempo capro espiatorio
di ogni situazione in cui versava il Paese. Grazie, quindi, al Ministro
La Russa, perché adesso sappiamo dove si trova il nemico della Polizia.
Mai, però, avremmo pensato si nascondesse fra le pieghe di An. Le sue
recenti dichiarazioni: “...La Polizia in strada, e a piedi non ci va.
Non è nelle sue corde, anche perché è sindacalizzata...”, “Militari in
città: contrari solo ladri ed ex sessantottini” diventano un toccasana
per i Sindacati autonomi ed indipendenti di Polizia. Ora sappiamo chi
combattere, quale formazione politica oggi ci osteggia. Siamo amaramente
grati per queste offese gravi, risibili, infondate, offerte a piene mani
dal Presidente di Alleanza Nazionale. Ora conosciamo anche la confusione
istituzionale, morale, etica e lessicale che La Russa, dal cognome
leggermente bolscevico, va ad ascrivere tra Forze Armate e Forze
dell’Ordine. Non ci piegheremo alla militarizzazione di tipo
sudamericano, né ad una nomenklatura militare stalinista. Prima o poi
lui e Luca Casarini andranno d’accordo, ma noi no, difensori di uno
Stato democratico, delle sue leggi, pronunciamenti e norme, dove è
prevista la difesa dei lavoratori attraverso le Organizzazioni
Sindacali. Se La Russa con queste dichiarazioni propugna il sistema
dittatoriale militarizzato o l’anarchia, noi gli sputeremo addosso! O
forse aveva ragione Cossiga, nelle esternazioni del mese scorso, a
suggerci di oliare bene le nostre armi a difesa dello Stato democratico
e delle sue Istituzioni?” “Pretendiamo le scuse ufficiali da La Russa -
conclude Maccari - capita a tutti di sbagliare o di essere vittime di
deliri autarchici d’onnipotenza. Lo pretendono i vivi, ma anche i tanti
morti che abbiamo dovuto contare nell’adempimento del servizio e del
giuramento che abbiamo prestato. Un giuramento che non permettiamo a La
Russa di infangare, né per i morti della Polizia di Stato, né per i vivi
della Polizia di Stato.”
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CODE02/12823 (8/8) (fidest) L'Italia dei valori vuole la
rappresentanza in giunta giovanni colagrossi e claudio bucci: "Un
assessore all'IDV per il rilancio della politica regionale nel Lazio"
"La delicata situazione in seno alla Regione Lazio necessita una
ridefinizione dell'assesto istituzionale: siamo arrivati ad un punto in
cui la maggioranza non può negare all'Italia dei Valori il ruolo che le
spetta in considerazione non solo del risultato elettorale, ma
soprattutto del modo di interpretare la politica sostenuto dai
cittadini" questo quanto dichiarato dal Capogruppo dell'IDV, Giovanni
Colagrossi, e dal Consigliere Claudio Bucci (IDV)."Le battaglie che
abbiamo portato avanti in Consiglio regionale" aggiungono Colagrossi e
Bucci "tutte tese a cambiare il modo di fare politica tradizionale,
sempre collaborando responsabilmente nell'interesse primario dei
cittadini, devono avere un approdo naturale nella Giunta. Questa presa
di posizione non va però confusa con una richiesta politica: si tratta
di conferire il giusto ruolo al nostro partito, troppo spesso
sottovalutato e emarginato da una politica che ripropone sempre i soliti
noti, troppo distante dalla gente ". "La richiesta a Marrazzo è quindi
quella di avere un assessore dell'Italia dei Valori" concludono i
Consiglieri "perché la Giunta deve contemplare al suo interno
l'espressione di una grande fetta di elettorato, in osservanza delle più
elementari norme che regolano la democrazia".
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CODE02/12824 (8/8) (fidest)
In riferimento agli articoli comparsi sui
quotidiani italiani, la Rappresentanza in Italia della Commissione
europea vuole ricordare che Consiglio d'Europa ed Unione europea sono
due organizzazioni distinte. L'attuale Unione europea (www.europa.eu),
nasce con la Ceca (Comunità europea per il Carbone per il Carbone e
l'Acciaio) nel 1951 e successivamente con la Comunità economica europea
e quella dell'energia atomica (CEEA) nel 1957. Le competenze di queste
organizzazioni sono molto ampie di quelle del Consiglio d'Europa e la
legislazione prodotta dalle istituzioni comunitarie è direttamente
applicabile negli ordinamenti degli Stati membri. Con il Trattato di
Maastricht (1992) è istituita l'Unione europea che insieme alle Comunità
esistenti punta ad un'integrazione sempre più stretta tra gli attuali 27
Stati membri che ne fanno parte. Il Consiglio d'Europa (www.coe.int)
è stato istituito con il Trattato di Londra il 5 maggio 1949. Ad oggi ne
fanno parte 47 Stati membri, un numero più ampio di quello dell'Unione
europea. Le sue finalità riguardano la tutela dei diritti umani
fondamentali, il sostegno alla stabilità democratica, lo sviluppo
dell'identità culturale europea, la ricerca di soluzioni a svariati
problemi sociali (discriminazione delle minoranze, xenofobia, violenza
nei confronti dei bambini. In quest'ultima ottica, si inquadra il
rapporto Hammarberg a cui fa riferimento oggi la stampa. L'attività del
Consiglio d'Europa si basa sulla cooperazione intergovernativa. Pur
collaborando tra loro, le due organizzazioni hanno dunque finalità,
istituzioni e metodi di lavoro diversi. Il Vice Presidente della
Commissione europea Antonio Tajani lancia un appello alla stampa
affinché "si evitino fraintendimenti facendo maggiore chiarezza poiché
il rischio é di allontanare i cittadini dalle istituzioni dell'Unione
europea". Tajani, che in seno alla Commissione europea è responsabile
della politica dei trasporti ricorda, come spesso avviene, "che il
Consiglio d'Europa non è un'istituzione dell'Unione europea". D'altro
canto, sottolinea ancora Antonio Tajani, il commissario Hammarberg, non
fa parte del Collegio presieduto da José Manuel Barroso.
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CODE02/12825 (8/8) (fidest)
Padre Giacomo Ribaudo, Girolamo Foti dell'Associazione Nuova Civiltà Siciliana scendono in campo contro i
provvedimenti adottati dal governo italiano che indeboliscono le
istituzioni dello stato. Chiedono che il
Presidente della Repubblica italiana On. Giorgio Napolitano riprenda
l’attuale governo e i parlamentari della maggioranza ad aver maggior
considerazione della costituzione italiana e di rispettarla in tutti i
suoi principi ed in particolare che non vengano indebolite le massime
istituzioni dello Stato che garantiscono la giustizia attraverso la
magistratura, la sicurezza del cittadino attraverso le forze di polizia
e l’unità d’Italia attraverso le nostre forze armate di terra, del
cielo, e del mare. Chiediamo la tutela dei diritti dei lavoratori e del
diritto alla salute indeboliti dai provvedimenti che interessano il
pubblico impiego.
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CODE02/12826 (8/8) (fidest) In Regione Veneto si arena anche il
trasferimento di competenze alla Provincia di Belluno del demanio
idrico. La Regione Veneto non rispetta neppure una legge votata dal
consiglio regionale il 3 febbraio 2006, oltre due anni e mezzo fa. Per
questo il presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon, ha
inviato oggi una lettera di richiamo al presidente della Regione,
Giancarlo Galan. «I continui rinvii su questo tema», afferma Reolon, «di
fatto bloccano lo sviluppo economico del Bellunese. Assistiamo a uno
sperpero di fiducia, di competenze e di risorse che mettono allo sbando
i beni comuni. Ancora una volta la montagna viene sacrificata a
interessi di parte ed elettorali. La Regione non vuole procedere al
passaggio di competenze previsto dalla legge regionale numero 2 del 3
febbraio 2006 e dei 18 milioni di euro dovuti alla Provincia di Belluno
e alle comunità montane bellunesi (l’equivalente dei canoni degli anni
2006, 2007 e 2008), finora ne ha versati solo 2,5 milioni». In Regione,
continua Reolon, «c’è ormai un sistema di potere dispotico e quindi
conservatore che porta il territorio provinciale e regionale
all’immobilismo. Questo sistema, conservatore e sempre uguale a se
stesso, occupato da un’oligarchia al potere da oltre 13 anni, si
contrappone al dinamismo necessario alla democrazia e allo sviluppo del
territorio».Nella lettera, il presidente Reolon ricorda come le continue
battute d’arresto sul demanio idrico «erodono la fiducia nelle
istituzioni, alimentano le frammentazioni già presenti nel territorio
proiettandolo oltre il confine regionale veneto, sperperano capitale
sociale, si prendono beffa di tutti i soggetti che nel tempo e a vario
titolo sono stati coinvolti e contribuiscono a rafforzare sentimenti di
spreco e arbitrio nella gestione delle risorse e dei problemi di
interesse pubblico. Ad oggi, infatti, non v’è traccia del riconoscimento
delle risorse arretrate, neppure si è provveduto, da parte regionale,
alla sottoscrizione della determinazione conclusiva dei lavori della
Commissione paritetica Provincia-Regione, che – sottolineo - ha incluso
nel testo solamente le questioni concordate con l'assessore Conta alla
presenza del dott. Rasi Caldogno, né tanto meno alla successiva
deliberazione della Giunta Regionale». «Mi sono pertanto trovato
costretto», scrive Reolon a dare indicazioni affinché si proceda per vie
legali, contro la Regione, per il recupero di quanto sino ad oggi
dovuto».
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CODE02/12827 (8/8) (fidest) Lavoro:
Cazzola (PDL), a Damiano, mie
proposte di legge sono condivise da esponenti del PD effettivamente
riformisti. l'on. Giuliano Cazzola Vicepresidente della Commissione
Lavoro della Camera, replica all'on. Cesare Damiano che ieri lo aveva
accusato di "sfornare a getto continuo proposte di legge su materie
socialmente sensibili", e dichiara che "l'ex Ministro Cesare Damiano non
può dare ordini o consigli su quali questioni sollevare o non sollevare,
ad un parlamentare della Repubblica che esercita il suo diritto
all'iniziativa legislativa" e rispetto alle affermazioni fatte da
Damiano che ritiene le proposte avanzate da Cazzola "provocazioni
culturali che gettano allarme sociale fra i lavoratori e i cittadini" il
Vicepresidente della Commissione Lavoro di Montecitorio replica che "i
progetti di legge depositati sono su argomenti e con proposte largamente
condivise da personalita' iscritte e militanti nel Partito Democratico
ma, diversamente da Damiano, effettivamente riformiste".
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CODE02/12828 (8/8) (fidest) “Riteniamo assolutamente incongrui ed
insufficienti i contenuti della norma sui servizi pubblici locali;
sarebbe molto più incisiva la semplice, e peraltro obbligatoria,
applicazione delle sentenze della Corte di Giustizia, in particolare la
Stadthalle e la Brixen (che, non a caso, la norma si guarda bene dal
ricordare, riferendosi genericamente alla normativa comunitaria),
abbandonando ogni ipotesi normativa, evidentemente troppo difficile da
perseguire nel nostro Paese, visto che se ne parla da venti anni, sempre
invano o con esiti assolutamente insoddisfacenti. A questo punto, ci
riserviamo peraltro di valutare la presentazione di un esposto alla
Commissione Europea, cominciando dai casi più eclatanti di violazione
proprio delle regole comunitarie”. Così il TAIIS - Tavolo
Interassociativo Imprese dei Servizi, nel quale si coordinano
Associazioni di imprese del settore dei servizi - aderenti a
Confindustria, Lega delle Cooperative, Agci, Confapi, Confcooperative,
Confcommercio - che rappresentano complessivamente 18.000 imprese, per
un totale di 50 miliardi di valore della produzione e 875.000 lavoratori
impiegati. La posizione del TAIIS è netta: “La nostra insoddisfazione
sul testo normativo riguarda molteplici aspetti e, in particolare:
l’ancora lungo e per certi versi indeterminato periodo transitorio; la
vastità delle deroghe; più in generale, la presenza di formulazioni
ambigue che facilmente possono portare all’elusione dell’obbligo delle
procedure concorrenziali; la limitazione dell’obbligo di apertura al
mercato ai soli servizi “di rilevanza economica” (quando tutti i servizi
che possano vedere un imprenditore in grado di partecipare ad una gara
sarebbero e sono di rilevanza economica); il mantenimento di forme di
affidamento diretto perché considerate come ‘in house’ quando invece non
lo sono; l’assenza di logiche industriali per i servizi dei piccoli
comuni”.
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CODE02/12829 (8/8) (fidest)
"Esprimo soddisfazione per la scelta dei
consiglieri dell'opposizione al Consiglio comunale di Sperlonga di
aderire all'IDV" questo il commento del Consigliere IDV alla Regione
Lazio, Claudio Bucci, in merito al passaggio del gruppo consigliare di
minoranza composto da Biagio Galli, Enzo Matacchione, Nicola Reale e
Alfredo Rossi, all'Italia dei Valori."Durante la festa dell'Italia dei Valori del Sud Pontino per la chiusura
del tesseramento" prosegue Bucci "ho avuto l'opportunità di verificare
personalmente non solo il valore umano e politico dei Consiglieri
passati all'IDV, ma quello di tutto il gruppo di persone che su quel
territorio fa riferimento al nostro partito e che si impegna da anni, in
un contesto notoriamente difficile, sui temi della legalità, della
giustizia e della tutela dei diritti dei cittadini". "Sempre in questa
occasione" aggiunge in Consigliere regionale "ho potuto verificare come
non solo ci siano tutti i presupposti e le migliori intenzioni per dare
vita ad una politica diversa, ma anche proposte concrete per una
battaglia forte e senza tregua sul sentito tema del ripristino della
legalità sul territorio: la proposta avanzata di costituire un
'Osservatorio provinciale per la legalità', è il punto di partenza
ideale per iniziare a diffondere i concetti di equità e giustizia in una
zona che ha grandi potenzialità spesso soffocate da infiltrazioni
malavitose radicate'". "Ribadisco quindi" conclude Bucci "l'importanza
che persone di grande spessore politico e umano, seriamente intenzionate
a praticare la politica del fare, considerino l'Italia dei Valori un
approdo naturale in relazione al loro modo di intendere e vivere la
politica come servizio a favore dei cittadini e della legalità".
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Pag.2 Politica/Istituzioni
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Calendario della tornate 2008 del
Parlamento europeo
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Apello per il
Partito Democratico Area Sapere. La politica che vogliamo di Gianni
Pitella, parlamentare europeo
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Risanare
i debiti sanitari delle regioni? si', ma non facciamo strage dello stato
di diritto (intervento di Donatella
Poretti, segretaria della commissione affari sociali alla Camera dei
deputati (in sintesi)
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